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Testimonianze di Passione. L’Ora del Calvario 2023

da Redazione
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Domenica 26 Febbraio nella basilica della SS. Annunziata, dopo la celebrazione eucaristica, si è svolta la rievocazione degli ultimi momenti della vita terrena del Cristo del Calvario. È stata una sacra  rappresentazione che ha fatto da cornice ad una meditazione comune sulle ultime parole di Gesù proferite dalla croce e consegnate come un testamento spirituale agli uomini e alle donne di ogni tempo e luogo. In questa Quaresima tale momento di preghiera e riflessione comunitarie si è distinto per aver dato spazio e ascolto alle testimonianze concrete di uomini e donne che hanno fatto esperienza e conoscono direttamente la sofferenza, chi perché è stato costretto ad emigrare e ha dovuto affrontare “il viaggio della speranza”, chi per un grave e precoce lutto, chi a motivo di guerre che seminano miseria e paura.

Queste esperienze vissute e generosamente condivise costituiscono un segno concreto che la Passione del Figlio di Dio incarnato ancora in qualche modo continua nei drammi e nelle tragedie dei figli degli uomini. Tali testimonianze di come la paura e il dolore si possano attraversare con fiducia e speranza, intendono rompere i sottili ma resistenti muri dell’indifferenza e della superficialità ancora presenti dentro e fuori di noi.

La sofferenza con cui veniamo in contatto, già redenta dal Cristo, attende di essere presa in carico da noi, provocandoci ad un impegno consapevole e responsabile nei confronti della verità e di una maggiore ed autentica giustizia nelle relazioni interpersonali e comunitarie. Essa rappresenta uno sprone continuo a farci apostoli di pace e cirenei della gioia promuovendo seriamente una cultura della giustizia, dell’equità e della solidarietà. Solo così il dolore del mondo, le ferite e le offese dell’umanità possono trovare un senso di salvezza ed avere un senso di rinascita.

Qui di seguito riportiamo le quattro brevi testimonianze che hanno contraddistinto ed arricchito la celebrazione dell’Ora del Calvario di quest’anno.

1) Testimonianza di un ragazzo bengalese, ospite presso il centro d’accoglienza Filotea.

Sono un ragazzo bengalese di 18 anni e sono ospite presso un centro di accoglienza della Cooperativa Filotea. Nel mio Paese la vita era molto difficile, mio padre per problemi di salute non poteva lavorare e non avevamo di che mangiare. Ho deciso allora di venire in Italia. Il mio viaggio è durato sette mesi. Prima di arrivare in Italia, ho dovuto fare tappa in Tunisia e in Libia, dove sono rimasto due mesi assieme ad altri 65 ragazzi, tutti rinchiusi in una stanza piccola. Non c’era abbastanza acqua per bere e lavarsi, abbastanza pane per sfamarsi. In Tunisia sono arrivato dopo essere caduto in mare; qui ho dovuto lavorare nei campi come contadino e poi sono stato rispedito in Libia, dove sono stato ripetutamente picchiato perché avevo provato a  scappare. Sono arrivato a Lampedusa il 2 ottobre 2021 e a Pozzallo il 4 novembre. Adesso posso studiare e ci sono delle persone buone che si occupano di me, anche se la mia famiglia di origine mi manca moltissimo. Sono stato fortunato perché molti dei miei compagni di viaggio hanno perso la vita in mare.

2) Testimonianza di Giusy Marina parrocchiana della nostra comunità della SS. Annunziata

Nel 2015 ho scoperto che il mio piccolo Davide era affetto da una rara malattia per la quale purtroppo ad oggi non risultano esserci cure. In un primo momento la prima domanda che mi sono posta è stata: perché proprio al mio bambino? Perché il Signore ha permesso questo? Perché me lo ha dato per poi togliermelo in così poco tempo? Domande a cui è difficile rispondere se non solo attraverso la fede in Dio. Pian piano ho iniziato a pregare sempre più e capire che la mia fede doveva essere messa alla prova. Attraverso la malattia di Davide ho capito che la vita è il bene più prezioso che si possa avere, e la  fede in Lui mi ha aiutata soprattutto a superare il momento più difficile. Ho iniziato a metabolizzare la situazione sapendo che Dio mi sarebbe stato vicino e sapendo soprattutto che al mio piccolo Davide lo attendeva il Paradiso dove ogni sofferenza viene cancellata.

3) Testimonianza di padre Deo presso la parrocchia gemella a Butembo Beni

A Mabambi nella Diocesi di Butembo- Beni, dove si trova la nostra parrocchia gemella di S. Josephine Bakhita, la popolazione vive la sofferenza ormai da troppo tempo e sembra non aver fine. Gente costretta a spostarsi continuamente a causa della guerra; villaggi saccheggiati, distrutti, uomini, donne e bambini che muoiono per mancanza di cibo, acqua, malattie, ma soprattutto per i massacri a cui si assiste in un’indifferenza sempre più sconcertante. In mezzo a tanta sofferenza la gente non si scoraggia perché nutrita da un forte sentimento di speranza trovando conforto nella fede, nella preghiera, nella Parola di Dio ed aspira alla felicità annunciata nelle Beatitudini. Si portano avanti piccoli progetti, nonostante le condizioni di estrema povertà, che  incoraggiano molte persone a vivere una grande solidarietà nel disagio, nell’aiuto reciproco, nell’accoglienza reciproca. È nella sofferenza che il radicamento nella preghiera è essenziale per poter offrire il volto compassionevole di Gesù alle persone. La vicinanza della Chiesa alla popolazione è concreta, è presenza, è ascolto, dà loro il sostegno del Vangelo non solo attraverso i Sacramenti  e la preghiera ma anche con obblighi materiali al servizio della compassione e della giustizia che non si possono separare. Ad oggi, però, tanti sono i sacerdoti uccisi per aver testimoniato la loro fede e questi “nuovi martiri” ci insegnano che con la forza dell’amore si può lottare contro la violenza, rispondere al male con il bene, all’odio con l’amore, alla divisione con la riconciliazione. La presenza di tanti fedeli nelle chiese è il segno e la testimonianza di un desiderio di cambiamento.

4) Testimonianza della famiglia ucraina ospite nella nostra comunità

Il conflitto aperto dalla Russia in Ucraina è iniziato circa nove anni fa. Il 24 febbraio dello scorso anno, però, è iniziato quello che possiamo definire il vero e proprio inferno per il nostro popolo con centinaia di migliaia di vittime e milioni di persone che hanno perso i propri cari, i propri beni e la fiducia nell’essere umano. Grazie al buon Dio, la nostra storia racconta una vicenda diversa. La paura per noi e per le nostre due figlie ci fece decidere di lasciare il nostro Paese e, da profughi, partire dalla Moldavia per raggiungere l’Italia. Nella nostra storia, però, le persone che erano con noi e che abbiamo incontrato nel corso di questo nostro viaggio ci hanno aiutato e sostenuto: verso di loro anche 1000 parole di gratitudine non bastano per dire grazie! Ora sono passati sei mesi da quando siamo tornati a casa, ma riceviamo ancora messaggi di sostegno. E spero che quando questa terribile guerra finirà, ci incontreremo sicuramente e vi ringrazieremo per la vostra accoglienza!

Che questa Quaresima sia l’inizio di una vita personale e comunitaria nel segno della compassione del Cristo, la via per restituire bellezza a questo nostro mondo tormentato e chiave per liberarci dalla prigione dei nostri sordi e miopi egoismi.  

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