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Commento alla IV Domenica di Quaresima, anno B

da Redazione
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Il brano di questa quarta domenica di Quaresima s’inserisce nel contesto della conversazione tra Gesù e Nicodemo, un uomo appartenente al gruppo dei farisei, affascinato dal Maestro proveniente da Nazareth.

Nicodemo è un personaggio importante tra i farisei, uno dei capi dei giudei, dunque una figura di spicco che merita rispetto per come, certamente, ha dedicato la sua vita agli impegni, che sono coerenti con l’alleanza tra il Signore e Israele.

È eloquente per noi tutti e di profondo insegnamento l’immagine di un uomo che, mosso dalla ricerca, cammina, arriva, bussa e trova un altro che apre, accoglie, ascolta, entra in dialogo.

Gesù parla a Nicodemo di Dio, della necessità di una continua rinascita, non facile da capire per quell’interlocutore legato ai dettami della legge, ma, nello stesso tempo, interiormente inquieto. Gli comunica un Dio che si fa presente nella storia, che dona la sua vita per comunicare amore e fratellanza; ancora della necessità della luce che sconfigga le tenebre del male, nelle varie forme in cui si manifesta.

Gesù racconta qual è il volto del vero Dio: non vendicativo, permaloso, esigente, che richiede all’uomo ciò che l’uomo non può dare, e nemmeno un Dio lontano, che si disinteressa del mondo ma un Dio che ci ama, ricco di compassione e di misericordia, che va in cerca dell’uomo che ha creato e che vuol rendere felice.

Questa è la grande rivelazione dell’amore di Dio per l’umanità, che ci viene proposto in modo solenne nel dialogo di Gesù con Nicodemo. Egli ci manifesta il volto del Padre, il volto di Dio – quel Dio che vogliamo vedere – mostrandoci che è Dio per noi, che dà quanto ha di più caro per noi: ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio, e da darlo come vita tra noi.

Ecco la verità più grande e abbagliante che si riesca a concepire: Dio ci ama!

A questo punto si impone una domanda: se Dio ci ha amati così, noi che cosa dobbiamo fare?

Verrebbe da dire: “È chiaro, dobbiamo riamarlo!

L’apostolo Giovanni, invece, tira fuori una conclusione diversa: “Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1 Gv 4,19-20).

L’ Amore al fratello è quest’amore che Dio vuole da noi, un amore ben radicato, concreto, tangibile.

È di questo tipo di amore che l’Umanità ha bisogno, che ha il potere e la capacità di mettere in moto la vita, di trasformarla, assumendo lo “stile della tenerezza e dell’amore che si fa vicino e concreto a tutti e a ciascuno” (Papa Francesco, Fratelli tutti, 277).

In questo tempo di Quaresima, il desiderio è che anche noi possiamo lasciarci raggiungere da questo amore di Gesù, per poterlo donare a chi ci vive accanto, consapevoli che amiamo perché Lui ci ha amati per primo.

Suor Lucia Rabbito

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