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HYSPA – Il Coraggio di Volare

da Redazione
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Pubblichiamo il primo capitolo di un racconto a più voci che in questi mesi di attività del nascente Cantiere Educativo elaboreremo insieme ai nostri bambini. Il racconto a capitoli vorrebbe, sotto forma di scrittura collettiva, espressione di un pensiero delicato quanto semplice e provocatorio, stimolare emozioni, nutrire sentimenti, accrescere sensibilità verso un grande ideale: ci si salva solo insieme e siamo tutti parte del medesimo universo. Tutti chiamati alla vita senza alcuna distinzione ma nella bellezza della comune fraternità. Sarà una gioia accompagnare i nostri piccoli e farci accompagnare da loro. Non perdete le puntate successive. Hyspa vi aspetta!

Capitolo I

L’ALTALENA

Un luogo insolito per iniziare un racconto. Potrà questo partire da un parco di giochi con alberi e campi da calcio? Eh si! Dovremmo ringraziare chi nel mondo ha a cuore il verde e i parchi, spazi ricreativi dell’anima e luoghi di incontro. Punti di ritrovo dentro il tram tram quotidiano e la bolgia infernale di rumori e corse più o meno solitarie. I parchi sono angoli di novità nell’antichità. Quello del nostro racconto è proprio bello: sorge a qualche passo dal barocco più splendente, contornato da mura e da case, polmone verde per chi si affaccia a respirare la vita oltre il circolo domestico, le prime tappezzate di immagini che riportano l’amore ormai vivente nell’aldilà dei ricordi e nella vita che pulsa di eterne presenze, le seconde tribune dalle quali continua il tifo per chi nella città cresce, vive, ama.

Benedetti i parchi e il verde, luoghi dove tutto sembra vivere: corpo, anima e giardini interiori. Eppure, c’è qualcuno che ci spera proprio nei parchi. E poi … quando in questi affiorano giochi di cerchi e scivoli, molle e tappeti, il tutto sembra proprio rimandare agli anni quando, di corsa, si cercava di raggiungere il primo scivolo, quello più resistente, o l’altalena più stabile, che proprio come la vita, ti riporta indietro in ricordi passati e poi ti catapulta avanti, a volte ignaro di ciò che ti aspetta ma, desideroso di un futuro migliore. Beato chi ha pensato alle altalene … almeno ci sono loro a rappresentare il triste gioco dell’esistenza. Nostalgie e ricordi tristi, gioie e panorami immensi, proprio come quelli che si aprono davanti a chi chiude gli occhi per un attimo assaporando la vertigine del salto indietro e poi riassaporandola proiettato in alto, ad aprire nuovi futuri e speranzose aspettative.

“Mamma … ancora più forte” … disse Hyspa, alla donna che, pronta a generare vita, si trovava lì ad allietare un sabato mattino, accompagnata dalle amiche, tutte raccolte a confabulare fatiche ed amori. Un circolo inedito creavano quelle donne tutte protese, coperte nel capo così come la religione consiglia in segno d’amore e fedeltà, alla vita da far nascere, crescere e servire. Ciò che è raro vedere ai nostri occhi in un modo così secolarizzato, sempre più allergico alla comunità, era lì presente in una pausa ritagliata nella triste settimana scolastica, tutta fatta di gioie e dolori, pensieri ed emozioni, luci e ambre di un passato ormai lontano, di un futuro tutto da sperare.

“Mamma … se mi spingi forte è pericoloso? Il fratellino potrebbe farsi male?” disse Hyspa alla mamma intenta più che mai a spingere quell’assemblaggio di catene e un seggiolo di plastica.

“No Hyspa … rasserenati … il fratellino sta sicuro. E’ così per ognuno di noi nella pancia” – la mamma fece un balzo avanti lasciandosi dietro il palazzetto che lasciava risuonare il silenzio della pausa settimanale estiva – e si toccò il grembo gravido di vita.

“Mamma … ma come veniamo alla luce?” replicò Hyspa. “Tutta questione di forza e coraggio. Proprio così. Spingi forte forte verso fuori ed è il momento più bello”. A quella donna, dai tratti orientali ma dal pensiero oramai occidentale, riaffiorò un sorriso grande quanto tutto il volto.

“E’ il miracolo della vita Hyspa, c’è bisogno di guardare a ciò c’è ma non si vede, che si spera e si rincorre. La vita è infinita pazienza di ricominciare. E poi di nuovo ancora. Sempre di più. Spingere più che puoi, all’infinito e poi sentire il pianto gridato che segna la vita al suo sorgere, voci di una nuova anima venuta al mondo”.

“Mamma, ma la vita è bella?”

“E’ bella sì Hyspa. Solo che è difficile. Veramente difficile. La vita è arte. La vita è slancio. La vita è sapere di essere in aria e librarsi nel vuoto, sapendo di avere per sostegno due fili e qualcuno che, da dietro, ti incoraggia a chiudere gli occhi e alzare lo sguardo”

“Proprio come l’altalena mamma …” disse Hyspa attonita dagli occhi sgranati e luccicanti.

“Si, proprio come l’altalena sulla quale sei seduta”, rispose quella donna che, coperta in capo e in volto, lasciava trasparire solo gli occhi, anelito di un’anima che mai si era scoraggiata di fronte alle tempeste.

“Vedi Hyspa … Le catene, i fili che ti tengono seduta sono coloro che ti hanno messo al mondo e ti terranno sempre al mondo, quando vacillerai tra passato e futuro. Non dimenticare mai chi ti spinge da dietro. A volte non si vede. Ma c’è”.

“Come ora mamma? … Tu sei davanti eppure io dondolo!”

“Si Hyspa … la vita è tutta questione di braccia pronte a spingere, è tutto un gioco di fiducia. Ci sarà sempre qualcuno pronto a spingerti in avanti. Credici sempre e non mollare mai. La vita è fatta per gli atleti!”

“Mamma … cosa significa?” Domandò sconvolta la giovane bambina.

“Significa che la vita è da vivere. Proprio come una corsa. Per vincere hai bisogno di fiato, di gambe resistenti e del tifo. Tutta qui la vita: fiato per continuare, gambe per resistere e tifo per non mollare mai!”

“Che bello mamma … sei bella come la vita! Mamma sei la vita stessa … grazie perché ci sei!”. E con un balzo dall’altalena ormai in ritirata Hyspa saltò in braccio alla mamma che l’abbracciò con affetto smisurato come solo le mamme sanno fare. Loro porti sicuri nelle tempeste, speranze dei naufragi di sempre.

Cantiere Educativo “VOLERE VOLARE”

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