Home Annunziando Fuggire “da” o camminare “verso”? La sacra famiglia esperta nell’umano soffrire

Fuggire “da” o camminare “verso”? La sacra famiglia esperta nell’umano soffrire

da Pietro Avveduto
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Giovanna, 56 anni, da 25 malata di sclerosi multipla: “Ho visto passare la mia esistenza senza parteciparvi: oggi faccio una cosa per me”. Ha chiesto ed ottenuto di morire in Svizzera tramite suicidio assistito.

Mario, 43 anni, da 10 anni immobilizzato sul suo letto a seguito di un incidente stradale. Anche lui ha ottenuto la possibilità di morire attraverso il suicidio assistito.

In Italia, secondo alcune stime fatte dall’Istituto Mario Negri, muoiono circa 80/90 mila malati terminali e di questi circa il 62% si fa aiutare dai medici con eutanasia clandestina.

No, non voglio minimamente cimentarmi in un pontificale contro l’eutanasia. Piuttosto, davanti a queste storie di esseri umani mi interrogo: perché hanno scelto di fuggire via dalla vita? In che cosa la loro storia è stata differente da quella di un Nino Baglieri, immobilizzato su di un letto per circa 40 anni?

Abbiamo da poco festeggiato il Santo Natale. Abbiamo fatto l’albero di Natale ed il Presepe, con tanto di capanna, Gesù bambino in fasce nella mangiatoia, il bue e l’asinello ed i pastorelli che si recano alla capanna, in fila ordinata e rispettosa delle misure anti-covid, portando in dono ciò che potevano. Poi, abbiamo aggiunto anche i Magi che, essendo messi un tantino meglio economicamente, portano doni un tantino più “impegnativi” di una forma di tumazzo, di qualche pane di casa appena sfornato o di un poco di latte appena munto.

Che dolce e romantico Natale! Un Natale fatto di luci, canti, intimità familiare. Un Natale, il mistero del Dio che si fa uomo, trasformato in un evento con l’alone d’una favola infantile; in una parentesi sentimentale e nostalgica che “fa bene” nella corsa dura della vita.

La “fuga in Egitto” ci riporta con i piedi per terra, ci riporta davanti ad una quotidianità che non sempre è fatta di luci, canti e svolazzare di angioletti in cielo.

Come Maria e Giuseppe, anche Mario, Giovanna e Nino si sono ritrovati a dover affrontare una realtà che era molto più grande di loro, un evento che sconvolgeva e stravolgeva la loro vita ed i loro progetti.

Maria e Giuseppe si saranno anche chiesti il perché di tutto ciò che stava accadendo a loro. Giuseppe, addirittura, avrebbe avuto anche tutto il diritto di impuntare i piedi e dire basta; in fin dei conti lui si era ritrovato in quella storia “per virtù dello Spirito Santo” ed i patti erano quelli di sposare Maria e fare da padre a Gesù. La persecuzione non era compresa nel “pacchetto”!

Anche Maria, a pensarci bene, qualche cosuccia da ridire l’avrebbe potuta avere. Anche lei, ragazzina spensierata, si era ritrovata in grembo il Figlio di Dio con la prospettiva che sarebbe diventato il salvatore del mondo e che lei sarebbe stata chiamata beata: anche in questo caso il “pacchetto non comprendeva dolori e persecuzioni!

“Alzati, prendi il bambino e sua madre e vai in Egitto….”. Maria e Giuseppe scelgono di fidarsi ed affidarsi. Una scelta che trasforma la “fuga” dalla sofferenza e dal pericolo in un “cammino” verso la scoperta quotidiana del progetto di Dio su ciascuno di loro. Una scelta sicuramente difficile perché veniva chiesto loro di abbandonare, come Abramo, le certezze del presente per andare incontro ad un futuro incerto.

La ”fuga in Egitto” ci riporta con i piedi per terra, ci riporta ad un quotidiano dove convivono sofferenza e gioia ma, soprattutto, dove Dio è sempre presente, compagno di viaggio anche nei momenti in cui non riusciamo a “vedere oltre”.

Maria e Giuseppe, umile ma sacra famiglia, scelgono di fidarsi ed affidarsi ed in questa loro scelta gioca un ruolo importate la figura dell’Angelo. Una presenza che si fa “strumento” per portare la “Parola”, un messaggero che rassicura ed assicura. È interessante il fatto che, nelle scritture, gli angeli non sono descritti biondi, con gli occhi azzurri, vesti sgargianti e con tanto di ali. Gli angeli vengono, invece, descritti come messaggeri di Dio dalle fattezze umane.

Chissà se Giovanna e Mario hanno avuto accanto a loro qualcuno che si è fatto “messaggero” e “strumento” della “Parola”. Chissà se Giovanna e Mario hanno avuto accanto qualcuno che ha riconosciuto in loro “Gesù abbandonato” e lo abbiano amato ed abbracciato, facendosi uno con le loro sofferenze. Chissà…. Forse oggi racconteremmo una storia diversa, una storia di cammino “incontro” alla vita e non di una fuga da essa.

Chissà… Non tocca a noi decidere e giudicare; a noi è chiesto solo di “Amare”.

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