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Natale è…Compassione!

da Don Manlio Savarino
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Finalmente è Natale: dopo due anni torniamo a rivivere le nostre tradizioni in famiglia, senza le limitazioni a causa della pandemia: ci riuniremo intorno alle nostre tavole, ci scambieremo i regali, torneremo ad abbracciarci: insomma, vivremo la nostra tanto agognata normalità.

Ma siamo veramente tornati alla normalità? O c’è una nota stonata in questa sinfonia di pace e serenità.

Ricordiamo che nella nostra Europa una terra è dilaniata dalla guerra. Una guerra assurda così come tutte le guerre, che costringe i nostri fratelli ucraini a vivere nella paura e nell’indigenza. Il loro Natale non sarà un Natale “normale”.   Allora mentre noi tutti, vivremo le nostre feste, pensiamo con Compassione, antidoto all’indifferenza e alla noncuranza, all’Ucraina e all’orrore della guerra che ancora la colpisce.

Una “Guerra disumana”, così Papa Francesco l’ha definita.

Il Natale non può trovarci freddi e insensibili verso la sofferenza di questi fratelli e sorelle.

“Compassione” è un invito ad aprire il cuore e a sentirli vicino, a soffrire e pregare con loro per la pace, senza cadere nella disperazione o nella rassegnazione al male. Il presepe monumentale 2022 è dedicato pertanto a quanto sta sfidando l’umanità di ciascuno e i sentimenti di misericordia e tenerezza. Congiunge insieme il paesaggio ordinario, luogo del quotidiano vivere, che rischia di rimanere “romanzato” se non scende a valle, costatando la “tragedia inumana” della guerra con le sue distruzioni e sofferenze.

La guerra è sempre idolatria, perché c’è sempre qualche idolo a cui ci si inchina e il resto non importa, e può essere sacrificato.

Compassione allora è Natale, è la logica tanto sorprendente quanto concreta che solo il Dio incarnato raggiunge, l’uomo più uomo degli uomini. Dio nel Natale non nasconde il dolore e l’indigenza ma me ne rivela il senso e la possibilità di illuminarla, coinvolgendomi. Agli ipocriti che criticano lo spreco di un unguento prezioso per lui, invece di darne il prezzo ai poveri, risponde: “i poveri li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete”.

L’orrore della guerra c’è e resta, ma è affidata a noi la capacità di diminuirne l’area, illuminandola con la luce del dono personale, faticoso e possibile solo a patto di avere quella luce: se Dio è amore, chi è in lui può realmente donare sé stesso.

Davanti a così tanta sofferenza non si può rimanere inerti, e risuona forte dentro le nostre coscienze il monito di Dio che interpella e sfida: “Ho fatto te”. Un possibile Natale. Il nostro Natale. Per questo: io c’entro con ogni guerra, la nostra guerra, con il disagio di ogni popolo, di ogni famiglia. Per questo io resto libero e Dio è ancora Padre.

(nella foto: il presepe monumentale realizzato dai ragazzi dell’Associazione Cattolica Don Bosco – foto di Claudio Moncada)

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