Home Annunziando “Nessuno si salva da solo”. Capodanno con giovani e poveri

“Nessuno si salva da solo”. Capodanno con giovani e poveri

da Don Manlio Savarino
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Ad inizio d’anno è bello scambiarsi gli auguri, anche se da qualche tempo a questa parte consapevolizzo che l’inizio di un nuovo anno è solo l’ingresso in una nuova vita, quindi è capodanno ogni mattina, ogni giorno. Ma l’inizio dell’anno solare – nel computo del tempo – riserva la possibilità di riallacciarsi alla vita trascorsa e da questa attingere sapienza, verificarne le mete, fissarne altri illuminati obiettivi.

Il periodo che ci lasciamo alle spalle è forse uno dei periodi più complicati degli ultimi 20 anni. Nei due anni precedenti, siamo stati vittima di un nemico implacabile, il covid, che non solo ha minato la nostra salute fisica, ma anche quella psichica. Infatti ci ha sottoposto ad una atroce paura che è quella del contagio dandoci come unica cura “l’isolamento sociale”.

Questo tempo ha posto in evidenza una questione: “Nessuno si salva da solo”. Da questo punto di vista abbiamo tutti ricevuto una lezione dalla pandemia: il vero miracolo, quello che più conta, è rinsaldare il vincolo di fratellanza, anche e soprattutto dentro le tempeste. Lo capissimo un po’ tutti … soprattutto noi cristiani.

A soffrire maggiormente dell’allontanamento sociale e relazionale che ci è stato imposto sono stati senza alcun dubbio i giovani che oltre a dover fare i conti con le problematiche proprie del processo di crescita, hanno anche dovuto ridurre i contatti con il prossimo in maniera esponenziale.

È vero i giovani sono stati quelli meno colpiti dalla Pandemia o se sono stati contagiati sono riusciti a tenere testa alla malattia, cavandosela con pochi giorni di ospedale. Ci siamo dimenticati di ascoltare la loro voce. Li abbiamo trascurati concentrandoci su quello che abbiamo considerato il problema maggiore.

Ma ora il problema è proprio questo… cosa ci proponiamo di fare per curare ed aiutare a crescere in maniera forte coloro i quali sono i germogli del nostro domani??? E con essi una domanda sorge spontanea: come si salvano i poveri (dove per poveri non si intendono i senza tetto)?

Sono tempi nei quali per i poveri le strade si fanno più impervie, le scarpe più strette, la pioggia battente. Sono poveri i miei vicini che, nel segreto, tirano a campare, sono poveri coloro che fanno i conti con la vita, commercianti e ristoratori che questa stessa vita la mordono nella paura costante di mollarla. Un desiderio di salvezza aleggia, come anelito di libertà per il nuovo anno entrate.

Salvarsi oggi dunque richiede essenzialmente guardare aldilà del proprio naso, a chi ci vive intorno, a chi ha più difficoltà di noi e forse cogliere le illuminazioni che ci vengono proprio da coloro che, in questo ultimo tempo, protagonisti anonimi di vicende spiacevoli nella nostra cittadina, risultano essere i germogli del futuro. Una società che non guarda a giovani e dimenticati, smarrisce il senso di ciò che è chiamata ad essere.

L’aveva intuito San Benedetto, santo che ha rinnovato l’occidente nella radicalità della vita monastica, il quale offriva come intuizione alla propria comunità:

Ogni volta che in monastero bisogna trattare qualche questione importante, l’abate convochi tutta la comunità ed esponga personalmente l’affare in oggetto … Ma abbiamo detto di consultare tutta la comunità, perchè spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore.

Mettiamo al centro i nostri germogli, circondiamoli con gli affetti più cari, poniamo lo sguardo sui traguardi che hanno raggiunto finora.  Per una volta mettiamo al centro i giovani, persone nuove con sogni e vita.

Guardiamo con lungimiranza il nuovo anno, camminiamo insieme con speranza verso nuove primavere per il nostro mondo, per la nostra Ispica, per la nostra comunità.

1 commento

rosariapiazfz36il .i 2 Gennaio 2022 - 20:44

Complimenti carissimo,i tuoi articoli sono sempre toccanti.” I giovani,i germogli del nostro futuro, hanno sofferto maggiormente in questo triste periodo perché hanno dovuto ridurre o contatti con il prossimo.i.Quindi cerchiamo di rinsaldare il vincolo di fratellanza anche e soprattutto dentro le tempeste “.

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