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Tutti diversi, tutti uguali, tutti speciali. La catechesi ai disabili

da Redazione
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In occasione della giornata mondiale delle persone con disabilità ci soffermiamo con una riflessione su un tema veramente importante nell’oggi della pastorale e delle odierne sfide che essa intende intraprendere. Quella della catechesi con i disabili si presenta una soglia da varcare oggi più che mai, formandosi, scommettendoci e mettendosi in gioco. E’ la sfida che alcuni nostri catechisti hanno intrapreso in quest’anno con la speranza di poter avviare processi di accoglienza e strade nuove di evangelizzazione e di carità … 

Oggi 3 dicembre è la giornata mondiale delle persone con disabilità. Questa giornata è stata istituita nel 1981 per promuovere una più diffusa e approfondita conoscenza sui temi delle persone disabili e per sostenerne la piena inclusione in ogni ambito della vita.

Il termine disabile, o diversamente abile che dir si voglia, include in sé il concetto che un qualsiasi individuo che non è in grado di eseguire le normali attività, fisiche o psichiche nell’agire umano.

Si tende sempre a paragonare ogni persona con uno standard prefissato e socialmente accettato. La disabilità porta con sé il concetto di diversità, la persona disabile, in quanto diversa viene da sempre etichettata e messa da parte. Solo con il 1975 si comincia a prestare attenzione alla disabilità e alla conseguente necessità di integrazione di questi soggetti. È proprio in questi anni l’ONU emana: la Carta dei diritti dei portatori di handicap nella quale all’art. 3 proclama. Il portatore di handicap ha un diritto connaturato al rispetto della sua dignità umana. Egli quali che siano l’origine, la natura e la gravità delle sue difficoltà e deficienze, ha gli stessi diritti fondamentali dei suoi concittadini di pari età, il che comporta come primo e principale diritto quello di fruire, nella maggiore misura possibile, di un’esistenza dignitosa altrettanto ricca e normale”.

Dall’avvento di questa carta dei diritti la normativa è stata molto vasta, le leggi si sono sempre più susseguite e migliorate seguendo un’unica linea quella della completa inclusione e parità dei diritti.

Ma realmente cosa accade a queste persone quando vengono inserite in un qualsiasi contesto, scolastico o sociale, vengono veramente accettate? Si sentono veramente come facenti parte di una comunità? L’accettazione del diverso è sempre stata una delle cose più difficile per noi esseri umani, che inculchiamo questa paura anche ai nostri figli che a volte guardano con sospetto a quel bambino che è giudicato strano. Includere è una parola difficile e si può dire che riusciamo ad includere solo se accogliamo a trecentosessanta gradi.

La chiesa in questo lungo excursus di normative è stata un po’ fuori, non si è interessata attivamente dell’argomento se non negli ultimi anni. Dal 2104 ad oggi sono sempre più numerose le attività all’interno delle parrocchie per l’integrazione dei diversamente abili e lo stesso papa Francesco afferma «La Chiesa non può essere “afona” o “stonata” nella difesa e promozione delle persone con disabilità». Affermazione che non è caduta nel vuoto ma ha avuto un seguito.

Difatti sono sempre più numerosi i corsi di formazione per catechisti, non ultimo quello seguito da alcuni catechisti della parrocchia SS Annunziata che nel mese di ottobre hanno frequentato un corso proprio su catechesi e disabilità dove si sono apprese alcune tecniche per la gestione e l’accoglienza dei soggetti H. Quello che le catechiste hanno avuto modo di apprendere durante il percorso formativo è stato: che l’integrazione in parrocchia è fondamentale perché l’accettazione e soprattutto integrazione nel gruppo, può essere risolutiva per il benessere psichico e sociale dei bambini/ragazzi diversi.

Purtroppo il tema della diversità ci porta a scontrarci con le debolezze di ognuno di noi perché ciascuno ha la propria disabilità, qualcosa che ci rende consapevoli della nostra insufficienza nel bastare a noi stessi. La paura maggiore del disagio la ritroviamo in genitori che non hanno ancora rielaborato il lutto (se così vogliamo chiamarlo) di quanto gli succede. A volte i genitori oltre che il dolore per quanto accade ai propri figli, sentono anche tutto il peso del giudizio sociale. Ed ecco qui quanto è importante l’apporto/supporto della comunità ecclesiastica che deve aiutare le famiglie. Papa Francesco afferma: “le famiglie delle persone con disabilità, in cui l’handicap, che irrompe nella vita, genera una sfida, profonda e inattesa, e sconvolge gli equilibri, i desideri, le aspettative.  Esse danno alla Chiesa e alla società una testimonianza preziosa di fedeltà al dono della vita.”

L’impegno verso le persone con disabilità non può e non deve restare solo uno slogan, ma farsi vita e prassi pastorale. È opportuno e importante, dunque, che la catechesi, con tutti i suoi metodi, stili e programmi, non faccia sentire nessuno diverso, né tantomeno incapace.

Raccontare la “disabilità” per portarla fuori da certe stanze chiuse e comunicare lo sforzo, che è in sé positivo, di affrontare la vita quando ti mette davanti scalini molto grandi.

La catechesi, può fare questo, scoprire e sperimentare forme coerenti perché ogni persona, con i suoi doni, i suoi limiti e le sue disabilità, abbia una chance. Nessun limite fisico e psichico potrà mai vietare questo. Impariamo a superare il disagio e la paura che a volte si possono provare nei confronti delle persone con disabilità. Impariamo a cercare e anche a “inventare” con intelligenza strumenti adeguati perché a nessuno manchi il sostegno, la comprensione e il dialogo.

Ecco perché è necessaria la formazione, formando catechisti sempre più capaci di accompagnare queste persone perché crescano nella fede e diano il loro apporto genuino e originale alla vita e alla società. L’augurio che ci facciamo è che sempre più nella comunità le persone con disabilità possano essere loro stesse catechisti, anche con la loro testimonianza, per trasmettere la fede in modo più efficace. Cosicché la giornata mondiale della disabilità diventi la giornata mondiale dell’inclusione piena e totale e come recita uno slogan “tutti diversi, tutti uguali, tutti speciali” e dove questo si può realizzare? Cominciamo con il fare il nostro …. Il resto chissà.

2 commenti

rosariapiazz36 il .i 3 Dicembre 2021 - 13:01

Complimenti ,bellissimo articolo ” La Chiesa non può essere afona o stonata nella difesa e promozione delle persone con disabilita,” Tutti diversi,tutti uguali,tutti speciali.

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Donato BRUNO 3 Dicembre 2021 - 14:10

Come si direbbe sempre in questo casi, dietro ogni disabilità ci sono persone, ci sono famiglie, drammi e dolore, spesso trasformati in sentimenti di rabbia, di frustrazioni di sconforto, di ingiustizie.
Ognuno faccia la sua parte nell’alleviare questo tipo di sofferenze.

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