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Commento al Vangelo V^ Domenica di Pasqua

da Redazione
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“Io sono la vite e voi siete i tralci”

“In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Io sono la vera vita e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo pota perchè porti più frutto”. (Gv 15,1-3)

La vite è il frutto della promessa e il vino allieta il cuore dell’uomo.

Dalla Pasqua di Gesù nascerà una vigna nuova quella vera cha dà forza e gioia a tutti gli uomini perchè possiamo portare buoni frutti. Noi che siamo nella vigna del Signore dobbiamo resatare intimamente legati a Lui che è il tronco attraverso il quale giunge a noi la linfa. Se non c’è un collegamento perfetto fra noi e Gesù non dobbiamo meravigliarci se la nostra vita sia così secca, incapace di riempire di vino nuovo le cantine del mondo.

A questo proposito Gesù dà una spiegazione che vuole essere risposta a due domande:

– che cosa significa concretamente rimanere in Cristo?

– Quali sono i frutti che il Padre si attende?

Gesù dichiara che è Lui la nostra vite e non altri. Il cristiano che è stato chiamato a partecipare alla vita stessa di Gesù deve rimanere in Cristo. Non solo deve accogliere l’invito, ma deve restare fedele all’amore di Cristo. Amore che è espressione dell’amore del Padre e che si è espresso nell’amore per i discepoli. In altre parole occorre osservare i comandamenti di Gesù. Ed ecco allora i frutti o il frutto che il Padre si attende: l’amore fraterno, l’amore vicendevole è già un frutto, però qualcosa si deve vedere. Se si vede ben poco vuol dire che la pianta è ancora sterile. Gesù rassicura i suoi perchè non abbiano paura, non saranno soli a combattere anzi proprio nelle difficoltà si manifesta la testimoninza dei credenti. “Chi rimane in me ed io in lui porta molto frutto, perchè senza di me non potete far niente. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, quel che volete vi sarà dato”.

“Il mondo odia Cristo, il Padre e lo Spirito. Se il mondo vi odia sappiate che prima ha odiato Cristo. Io vi ho scelti dal mondo e per questo il mondo vi odia. Chi osserva i miei comandamenti rimane in me ed io in Lui”.

Il messaggio fondamentale di questa Parola è riassunto nella prima lettera di Giovanni. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio ed Egli in lui. Riconosceremo questo dono dallo Spirito che Egli ci ha dato. Infatti noi dimoriamo in Dio proprio perchè Lui ha scelto di dimorare in noi. Il nostro dimorare in Lui significa concretamente osservare i suoi comandamenti cioè credere nel Figlio suo Gesù e amarci gli uni gli altri.

Non rispondere al suo amore significa rompere l’alleanza con Lui, nostra vita. Ma Gesù resta fedele sempre. Il nuovo popolo di Dio è formato da tralci uniti a lui unica vera vite che produce frutti d’amore. Se scegliamo Gesù nel nostro cuore e ci lasciamo avvolgere dalla sua benevolenza Egli ci trasforma.

Con la Sua forza e il Suo aiuto possiamo diventare strumento  e dono per la comunità ecclesiale, sale della terra e luce del mondo. Il Signore Gesù non ci lascia soli nelle difficoltà. Nelle nostre sofferenze il Signore Gesù pone in noi il suo sguardo e dona gioia. Grande è la nostra gioia Signore perchè Tu ci ami. Donaci Signore la gioia di offrire e la gioia di prendere. La gioia di credere e la gioia di andare e di sperare. Da questa comunione nascono meraviglie; quel portare frutti da Gesù arriverà a descrivere così: “chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi”. (Gv.-10,12)

Non bisogna uscire mai da questo cammino. La debolezza dell’uomo è sostenuta dalla potenza del suo Signore.

di Concetta Ferlisi

2 commenti

Giuseppina 2 Maggio 2021 - 09:16

Grazie di cuore Concetta x queste tue parole

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rosariapiazzese36@ gmail .it 2 Maggio 2021 - 12:43

Complimenti Concetta per il tuo articolo profondo e delicato,” Con il Suo aiuto e la Sua forza possiamo diventare sale della terra e luce nel mondo ‘

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