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HYSPA – Un sogno, un futuro

da Redazione
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Capitolo 3

Un sogno – Un futuro

 

“Mama zemena gheia gheia                              “La mamma viene viene

Sedi sciuia sciuia                                            riposati un poco

Ezza mea scianta                                            ha in mano una valigia

Fia queza o batta                                            e un pane al sugo

Bit cul wat wat wat …”                                     e lo mangia …”

Buona notte! Così la mamma ogni sera intonava liete e dolci parole alla piccola, ricordando anch’ella le carezze e gli occhioni del volto più bello tra tutti i volti: quello della sua mamma.

Così ogni notte ha bisogno delle sue parole. Le parole rendono la notte meno sola. Il giorno ha occhi. La notte ha orecchie. È per questo che la notte siamo tutti meno soli. Quando voci amiche e dolci all’udito infrangono il buio e donano dolci compagnie ai sentieri del sonno.

“Mamma … la notte è per i sogni” esclamò la piccola Hyspa, ancora restia ad addormentarsi. E poi… chi vorrebbe dormire quando la serenità non appartiene ai giorni e quando non rilascia semi di dolci sicurezze? Ma il guizzo delle madri è sempre aldilà dell’umana ragionevolezza. Le madri sanno come far spazio alle speranze lasciando fuori dalle mura di casa pensieri pesanti e frustranti. È proprio delle mamme, parafulmini dei cuori, le cui parole dolci come il miele riescono ad attutire qualunque tempesta, mostrarsi porti sicuri nei marosi della vita.

“Si Hyspa … la notte è il tesoro di chi sogna. Ma è anche il forziere vuoto di chi fa domande” rispose la madre, intenta a rasserenare il piccolo animo ancora incerto se chiudere gli occhi alla giornata oramai in declino.

“Mamma ma tu credi che i sogni nascondono un tesoro?” continuò la piccola.

“Si, piccola mia. I sogni sono come un tesoro. Vince sempre chi sogna e un vincitore è un sognatore che non si è mai arreso”, continuò la madre fattasi maestra dei sogni, ricordando le letture lontane, quelle della sua terra, fatta di uomini e donne colmi di sogni quanto di idee, capaci di vincere il buio dell’umanità.

“Allora vinciamo insieme mamma …” replicò Hyspa, i cui occhi si aprirono come quando appare il regalo più bello, come quando scopri il tesoro più grande, quello dell’infinita sorpresa tanto attesa.

“Se puoi sognarlo, puoi farlo” continuò la madre.

Lo sguardo di quella piccola creatura era diventato così vicino tanto da sembrare un occhio sul mondo e sull’anima. Difficile guardare i sogni. Questi non hanno sostanza materiale, mantengono sempre il di più dell’incompiuto, trascinano però verso invisibili speranze. Il sogno rende vivo un uomo. Se vuoi ucciderlo togli i sogni e il gioco è fatto. Solo chi sogna può volare. In fondo, qual è il desiderio più grande di ogni bambino? Non è forse imparare a volare? È tutto un sogno … è volere e volare! È la grazia di chi non si accontenta di strisciare ma guarda il cielo e ne fa la dimora di ogni pensiero che non diventa più pura astrazione ma lo tocchi con mano e ne fai un capolavoro. Ognuno di noi ha un paio d’ali, ma solo chi sogna impara a volare.

“Vedi Hyspa … ognuno di noi porta un sogno. Era il nostro sogno. Una vita insieme fatta di serenità e tanta tanta pace. Che sogno è la pace! Magari l’avessero tutti i paesi del mondo! Quando qualcuno, che non crede nei sogni e li sconosce, quando qualcuno fa dei sogni piccoli retaggi di facili conquiste, annienta la pace. Quando i ricchi si fanno la guerra tra loro, sono i poveri a morire, e con loro muoiono i loro sogni. Sogni di vita e di futuro. Quelli che da bambini non osiamo rivelare e conserviamo in quel forziere dove solo alcuni, tra i più fidati, riescono ad accedere e ne diventano a volte i padroni”.

Cominciò così quel racconto che le orecchie di quella bimba, ancora tutta presa da giochi e favole, non avrebbero dovuto sentire, ma che la vita aveva così tanto preparato da renderle così mature e attente da farne scrigni di sapiente bellezza.

“Partimmo dalla nostra terra, terra dei nostri sogni, per sfuggire alla povertà e alla fame. A guidarci fu proprio un sogno. Vedevamo quella riva aldilà del mare come la meta dei nostri sogni. Puntammo tutto per quella meta. Non c’era posto più per noi piccola mia, in quel paese, dove tutto era diventato invisibile. E anche le più semplici cose sembravano non avere dimora. Capita così all’uomo quando dimentica i sogni. Si innamora delle cose della terra, il denaro diventa il suo dio, gli altri diventano solo pedine da muovere e massa da sfruttare perché si accresca il proprio bottino”.

“Come i pirati mamma … “ esclamò Hyspa, con inarrestabile curiosità, pari a quella di un cercatore d’oro quando scorge gemme preziose di ogni tipo.

“Si Hyspa… proprio come i pirati” … questi rubano sogni e speranze. Chi accresce il proprio bottino con la vita degli altri rimarrà sempre un accattone. Non è fatto per la vita chi si arrangia a rubare. Vivere è sognare in grande. E gli altri sono sempre i compagni ideali per raggiungere un sogno.”

Fu così che la mamma, con le lacrime agli occhi, aprì definitivamente il suo cuore.

“Non è stato facile fuggire. Non lo è per nessuno. Lo fai solo quando ne hai veramente bisogno. A volte si fatica a credere. Non comprende solo chi non vuol comprendere. Ognuno guarda al proprio ombelico. E fin quando non e fai esperienza è difficile alzare lo sguardo e guardare oltre le proprie convinzioni. È più facile scadere in banali giudizi, difficile porsi con gli occhi dell’altro sulla vita”.

Singhiozzò la madre.

“Fuggimmo di notte, mentre attorno a noi era solo distruzione e pianto. Riuscimmo a portare solo un po’ di roba che accompagnò il nostro viaggio. Nulla più. Avevo il dono più grande da conservare e difendere … ed oggi sei qua piccola mia”.

La mamma, fatta ancor più fontana senza sosta dalle lacrime, accarezzò il capo della piccola Hyspa, protagonista oramai del racconto singolare che quella donna era intenta a consegnare.

“Mamma quale dono?” replicò Hyspa.

“Il dono eri tu. Dono tanto atteso dopo il nostro matrimonio. Sogno dei sogni che animò il nostro passato e che destinò il nostro futuro a speranze concrete. Un figlio ti cambia anche i ritmi del cuore” rispose la mamma sempre più immersa in pensieri lontani rimaste pagine di libro da custodire con gelosa attenzione.

“Sono io allora il tuo sogno mamma …” chiese la bambina.

“Si … sei stato tu e lo sarai sempre. Non c’è tesero più grande che conservare la vita. Quello che non capiscono gli uomini brutti e malvagi, che diventano tristi. La loro tristezza diventa poi guerra. E fanno la guerra a tutti e tutto. Mancano delle gioie profonde. Si arrabbiano presto e la loro vita diventa tutta orrore ed odio.”

“C’è un segreto per custodire i sogni Hyspa… Proprio come un fiore sboccia dopo aver sopportato il rigido freddo invernale, un sogno può avverarsi solo se si è preparati a sopportare i tormenti che riserva e a compiere tutti gli sforzi necessari!”.

“Grazie mamma” esclamò Hyspa, felice di essere il fiore più bello e profumato di quella notte che sembrava non aver fine.

I ragazzi e le ragazze del Cantiere Educativo Volere Volare

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