Home Da Mihi Animas Don Paolo Ferlisi, un’eredità che continua a generare vita

Don Paolo Ferlisi, un’eredità che continua a generare vita

da Don Manlio Savarino
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Se c’è qualcosa del ministero sacerdotale che comprendi soltanto con il tempo, è che il tempo stesso unito ai luoghi ti forma e ti rende diverso. Meraviglia sempre accorgerti che, quando arrivi in una comunità, non cominci mai davvero da zero. Trovi volti, storie, abitudini, ferite, ma soprattutto trovi una fede che qualcuno, prima di te, ha cercato di custodire e far crescere. E allora, quasi senza accorgertene, cominci a fare tesoro di chi ti ha preceduto.

È quello che mi capita pensando a don Paolo Ferlisi, nel XII anniversario della sua dipartita, il 12 ottobre 2014.

Non l’ho conosciuto soltanto attraverso i racconti di chi gli ha voluto bene, ma anche attraverso ciò che è rimasto di lui nella nostra Basilica e nella vita della comunità. E devo riconoscere che, ormai da qualche anno di presenza qui, ci sono momenti nei quali mi sembra di ritrovare qualcosa del suo modo di essere sacerdote. Non necessariamente in un ricordo preciso, ma in uno stile, in una sensibilità, in quel “tocco Ferlisi” che ancora oggi si lascia intravedere.

Lo ritrovo nella cura della liturgia, nel desiderio che le celebrazioni siano belle, dignitose, capaci di parlare al cuore. Lo ritrovo nella spiritualità che anima i nostri gruppi, nella ricerca di una fede che non sia soltanto appartenenza o partecipazione, ma esperienza vera di Dio. Lo ritrovo, soprattutto, nella convinzione che non basta riempire gli ambienti di attività, organizzare incontri o coinvolgere tante persone: bisogna aiutare ciascuno a crescere dentro, a maturare nella fede, a lasciarsi trasformare dal Vangelo.

Penso spesso anche ai giovani. Quanto è facile, oggi, accontentarsi di vederli partecipare, di riuscire a coinvolgerli, di averne una realtà più o meno piena! Tutto questo è bello e necessario, ma non basta.

Il desiderio più grande dovrebbe essere quello di accompagnarli a scoprire chi sono, a interrogarsi sulla propria vita, a cercare il Signore e a lasciarsi raggiungere da Lui. E credo che proprio qui si trovi una delle intuizioni più preziose che don Paolo ha consegnato alla nostra comunità: non fermarsi all’esteriorità, ma cercare l’interiorità; non limitarsi a fare qualcosa per i giovani, ma aiutarli a diventare uomini e donne capaci di una fede adulta

Del resto, a pensarci bene, è proprio questo il compito di un sacerdote. E forse è anche una delle cose più belle e più impegnative del nostro ministero: sapere che siamo di passaggio, che non siamo noi i padroni della storia, che il Signore ci affida una comunità già amata da Lui, già accompagnata da altri, già raggiunta dalla sua grazia. Noi siamo chiamati a continuare a seminare, qualche volta a raccogliere, altre volte semplicemente a custodire.

Non sempre è facile. Ma guardare alla vita di chi ci ha preceduto diventa anche un modo per ritrovare il senso del proprio servizio. Non perché chi è venuto prima abbia fatto tutto meglio, né perché il passato debba diventare un modello da ripetere in ogni dettaglio, ma perché alcune testimonianze continuano a ricordarci ciò che davvero conta.

Don Paolo, con la sua vita sacerdotale, ci ricorda che una comunità cresce quando trova qualcuno disposto a donarsi, a pregare, ad ascoltare, a celebrare con amore, a cercare le persone anche quando si allontanano. Ci ricorda che la bellezza della liturgia non è una questione di forme, ma può diventare una strada per entrare nel mistero di Dio. E ci ricorda che educare alla fede significa avere pazienza, accompagnare i tempi di ciascuno e fidarsi dell’opera dello Spirito Santo.

C’è una cosa, però, che sento particolarmente vera: noi sacerdoti siamo chiamati a raccogliere storie che non ci appartengono. E dobbiamo farlo con gratitudine e umiltà. Perché il rischio è quello di pensare che tutto cominci con noi, che tutto dipenda da noi, che siamo noi a dover inventare ogni cosa. Invece, il Signore ci precede sempre. Ci ha preceduti anche attraverso la vita e il ministero di don Paolo.

Per questo, oggi, il mio pensiero non è soltanto un ricordo affettuoso. È soprattutto un rendimento di grazie. Grazie al Signore per il bene seminato attraverso di lui. Grazie per ciò che continua a vivere nella nostra comunità, magari senza che ce ne rendiamo conto fino in fondo. Grazie per le persone che ha accompagnato, per la fede che ha alimentato, per quella sensibilità spirituale e liturgica che ancora oggi ci interroga e ci aiuta a camminare.

E, nasce spontaneo il desiderio di dirgli grazie per ciò che, in qualche modo, continua a insegnarmi. I legami d’amore veri, come quello che don Paolo ha avuto con questa comunità, non finiscono con la morte: diventano una consegna, una responsabilità, una domanda che ti accompagna mentre provi a fare il tuo servizio.

Caro don Paolo, oggi ti ricordiamo nella preghiera e nell’Eucaristia. Non siamo certi di sapere quanto di ciò che viviamo sia frutto diretto del tuo passaggio, ma possiamo riconoscere che qualcosa di buono è rimasto e continua a dare frutto.

Questa credo sia la grazia più grande di una vita sacerdotale: non lasciare soltanto il ricordo di ciò che si è fatto, ma una traccia di Vangelo capace di continuare a generare vita anche dopo di noi.

Grazie, don Paolo. Per quello che sei stato per questa comunità e per quello che, ancora oggi, attraverso la tua testimonianza, ci aiuti a essere.

1 commento

Nicole Caruso 12 Ottobre 2026 - 15:59

Bellissime parole: aver fatto tesoro di questa eredità inaspettata raccolta attraverso le testimonianze in Parrocchia e su quanto operato, ti ti rende carissimo Don Manlio, ancora più consapevole testimone di quel carisma sacerdotale che caratterizzò Padre FERLISI nella sua mitezza e nell’essere pronto all’ascolto, sempre ribadendo il suo essere vocato alla spiritualità interiore.
l’azione cattolica che tu hai riformato fu sua opera così come la ripresa delle messe dei giovani delle domeniche mattine e la devozione a Don Bosco, a cui affidò i giovani costituendone l’associazione omonima. Buon cammino sotto il suo esempio e sono sicura la sua Paterna Protezione dal cielo

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