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Maria Annunziata, Madre del Signore

da Nicole Caruso
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“Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato a Dio in una città della Galiela, chiamata Nàzaret, a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. L’angelo, entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te». Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine». Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» L’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace». Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.

Nella dedicazione del tempio della nostra Parrocchia il termine Annunziata risiede nella nomenclatura stessa della sua dedicazione, accomunandola in essa alle svariate chiese diffuse in tutto il mondo cristiano e cattolico, che tradizione vuole che a Maria SS. Annunziata siano dedicati.

Si perde il conteggio dall’arte all’architettura delle infinite versioni di quello che è l’inizio di tutta quella storia millenaria tramandata dal Vangelo della genesi della nascita del Messia da una Vergine in una “fecondazione da un annunzio” riprendendo il dogma della maternità divina di Maria.

Un Dogma, la cui prima formulazione è del 413 d.C., quello della Maternità Divina di Maria, che cambiò le sorti della riflessione mariana quale degna madre di Gesù vero Dio e vero Uomo.

Il SI di Maria all’Angelo cambia le sorti dell’umanità: è nel suo FIAT, nel fidarsi ed affidarsi a Dio da parte di Maria che si incarna l’Unigenito Figlio di Dio, che «per noi uomini e per la nostra salvezza si incarnò nel seno di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo e si è fatto uomo», come si recita nel Credo. Dopo e da quel suo SI ad accogliere l’annunzio dell’Angelo Gabriele, Maria di Nazaret diventa l’Annunziata.

La tradizione della Chiesa è unanime nel riconoscere nell’annuncio dell’angelo a Maria, e nella sua docile accoglienza, l’inizio della storia della definitiva ed eterna alleanza in quanto momento in cui “il Verbo si fece carne”. L’Eterno attraversa le soglie del tempo e si fa storia. La missione di Gesù comincia già nel grembo della madre, come testimonia il vangelo della Visitazione in cui il bambino nel grembo di Elisabetta, la cugina di Maria, sussulta di gioia e la stessa Maria si lancia nel canto del Magnificat, che è un canto di vittoria.

Questo appellativo passa poi a designare nella storia, nella fede e nella cultura istituti religiosi, nomi declinati al femminile ed al maschile, persino esisteva una moneta con tale nomenclatura e pure un Ordine insigne di onorificenza non più esistente dedicato appunto al culto dell’Annunziata.

L’Annunciazione passa attraverso la storia, si ripete, sconfigge l’usura del tempo e sorvola i confini della cristianità, dal mondo ortodosso a quello cattolica l’evento è solennità anche se in data diversa, per le Chiese ortodosse che usano il calendario giuliano, il 25 marzo corrisponde al 7 aprile del calendario gregoriano. E se nel mondo cattolico la data del 25 Marzo è quasi uno spartiacque anche se a volte cade in piena quaresima dell’annuncio di una gravidanza che vedrà la nascita dopo 9 mesi il 25 Dicembre, cadendo comunque nel periodo di Quaresima, la data di questa solennità in alcuni anni viene trasferita.

Questo avviene quando il 25 marzo cade nella Settimana santa (ad esempio, nel 2013 e nel 2016), nella Settimana di Pasqua o coincide con una Domenica di Quaresima (nel 2012) o di Pasqua (nel 2008). Le ricerche storiche stabiliscono che essa è sorta all’interno della celebrazione del Natale, come conseguenza o come preparazione.

A un mese dalla guerra scoppiata a causa dell’ invasione russa in Ucraina, alla luce della proclamazione di Papa Francesco della giornata odierna di preghiera per l’atto di affidamento al Cuore Immacolato di Maria della Russia e dell’Ucraina è importante sapere che la dedicazione di questo giorno viene da Oriente.

Nell’Oriente culla della nostra cristianità ed oggi paradossalmente luogo contrastato di diverse fedi religiose e sopraffatto molte volte da quello islamico, ebbene alla Chiesa di Costantinopoli nella prima metà del VI secolo risale la celebrazione dell’“Euaggelismòs (Annunciazione) il 25 marzo”.

Il culto della celebrazione si trasferirà così a Roma e nella Spagna nel secolo seguente, finché nel 656 il Concilio di Toledo istituisce la festa mariana del 18 dicembre. In tal modo si perde la correlazione cronologica con il Natale e con l’idea che l’Incarnazione, come la creazione del mondo, venga a coincidere con l’equinozio di primavera.

Nel Medioevo il giorno dell’Annunciazione è in molti luoghi l’inizio dell’anno civile e punto di riferimento per la numerazione degli anni. Poi s’impose il Natale come inizio dell’era cristiana. Nel 1972 il Messale di Paolo VI nomina la festa come Annunciazione del Signore e ne dota la celebrazione di un ricco formulario; ma nell’esortazione apostolica Marialis cultus (1974) la interpreta come “festività di Cristo e insieme della Vergine”.

Nella storia dell’arte il tipo dell’Annunziata è reso famoso da un quadro di Antonello da Messina (1474), che percorre in infinite variazioni tutti i secoli.

Possiamo affermare che si tratta del tema preferito dagli artisti cristiani:  lo stesso Antonello raffigura la Vergine Annunciata, immettendo una novità nell’interpretazioni e simbologia finora raffigurata secondo la consuetudine dell’ambientazione scenica dell’annunzio del Vangelo: nella Vergine annunciata di Antonello da Messina Maria è infatti sorpresa dalla comparsa dell’angelo che si trova davanti a lei e che non è riprodotto nel dipinto.

La giovane alza la mano destra e sembra mettere una distanza tra lei e il messaggero di Dio. La Madonna del pittore messinese è solo apparentemente sola. In realtà, ci lascia nelle condizioni di percepire la presenza dell’arcangelo Gabriele, giunto per annunciarle la nascita di Gesù, proprio dinnanzi a lei: è fuori dalla composizione perché è nella posizione in cui ci troviamo noi che osserviamo il dipinto. Maria è stata colta alla sprovvista: la mano, protesa in avanti, vuol quasi “bloccare il messaggio dell’angelo con un soprassalto di pudica sorpresa ma anche d’interrogazione”, per utilizzare una felice espressione di Eugenio Battisti. Con quel leggero movimento della mano, sembra che Maria stia dicendo all’angelo di non procedere oltre, perché non era preparata a questo incontro, e allo stesso tempo si domanda che cosa avrà da dirle il messaggero di Dio: Antonello ha il pregio di tradurre in un gesto semplicissimo questo stato d’animo complesso.

In questa consapevolezza del doversi affidare-fidare a Dio di Maria ritroviamo il Motivo di questo 25 Marzo 2022 destinato ad entrare nella Storia.

Nel nostro Mondo Moderno e Globale ritrovarsi immersi in un conflitto mondiale che molti di noi avevano conosciuto solo attraverso lo studio della storia, il riproporsi di uno scenario quasi apocalittico causa la nostalgia di quel Mondo sovietico poi crollato, quel muro che divise il Mondo occidentale da quello orientale, quel Mondo che aveva combattuto l’iconoclastia, va ricordato insieme al fatto che nella Chiesa Ortodossa l’icona Mariana rappresenta la maggiore versione di decoro delle chiese ortodosse, Icona che non solo è frutto di venerazione costante , ma è anche prodotto di una ispirazione divina da parte dell’artista raffigurante.

Il dover ritrovare i significati delle radici della nostra cristianità risiedono in tante raffigurazioni del dogma di una Vergine che partorisce il figlio di Dio fattosi uomo, che nasce in una grotta. Nel 25 marzo risiede il nostro SI a Dio, nelle preghiere recitate dei grani del Rosario, di quella coroncina che ciascuno per tradizione ha costruito per l’uso personale della recita della preghiera della coroncina alla Madonna Annunziata, che domani saranno segno dei Rosari recitati nella nostra Basilica in adorazione giornaliera. In questa visione di preghiera comune mondiale risiede questo accomunare tutta la cristianità nel nostro voler credere che se un annunzio sopravvive a secoli di persecuzioni religiose e mutamenti di cambiamenti di mentalità, il suo significato teologico è così grande che va oltre il tempo, oltre le credenze e anche un ateo pur non credendo in Dio, non può non rimanere in estasi davanti a una qualsiasi raffigurazione di questo momento. Non c’è opera più interpretata nella storia dell’arte da quella antica alla medievale, dalla moderna alla contemporanea che non abbia interpretato l’Annunciazione raffigurandola sempre con le tecniche dell’epoca e con gli abiti dell’epoca per cui risulta essere espressione del tempo coevo alla opera.

Gli elementi che si ripetono nei vari dipinti sono comuni denominatori:
L’ Annuncio della nascita del Messia dalla stirpe di Davide che regnerà per sempre, poi come Figlio di Dio generato verginalmente nel grembo di Maria mediante lo Spirito, l’ Annuncio di vocazione, in quanto contiene gli elementi strutturali dei racconti di missione a favore del popolo di Dio (saluto, turbamento, primo messaggio, difficoltà, secondo messaggio, segno, consenso) e mette in rilievo la persona di Maria chiamata a entrare nel dialogo tra Dio e l’umanità mediante una risposta di fede esemplare e l’opera materna per la nascita del Figlio di Dio nella condizione umana siglando così quella alleanza, conclusa tra Dio e Israele sul Monte Sinai.

Infatti nella risposta di Maria “Sono la serva del Signore: si faccia di me secondo la tua parola” (Luca 1, 38), si avverte l’eco della formula con cui il popolo dava il suo assenso all’alleanza nell’Antico Testamento: “Serviremo il Signore” e “faremo tutto quello che Jahvè ci ha detto”.

Dal punto di vista teologico l’Annunciazione è legata all’Incarnazione, che costituisce uno dei due misteri principali della fede cristiana insieme alla Trinità. Alla pala d’altare di Vito D’Anna che troneggia nella nostra Basilica i “nunziatari” hanno legato la loro visione dell’Annunciazione. La collocazione del quadro, un olio su tela del secolo XVIII, nell’altare maggiore della nostra Parrocchia richiama la raffigurazione quasi consueta del passo del Vangelo che il 25 Marzo viene proclamato nel Vangelo del giorno.

Da un recente mostra dedicata dal Museo Diocesano di Milano sul tema dell’Annunciazione si evincono dei tratti importanti che vanno ricondotti anche al tema raffigurato ad Ispica.

L’angelo si precipita con veemenza dal fondo della scena reggendo un giglio simbolo di purezza, mentre la Vergine si gira di scatto (Tiziano , Annunciazione 1519 circa custodito nel Duomo di Treviso). Nel VI secolo avvengono dei cambiamenti: Maria passa da sinistra a destra risultando enfatizzata perché punto d’arrivo del movimento dell’occhio vedi Tiziano, Annunciazione , 1513 circa , Venezia, Scuola Grande di San Rocco.

E’ da sottolineare sempre il modo in cui Maria giri il volto a Gabriele, il suo sguardo è rivolto a lui, in tutte le sue vemenze la sua mano rappresenta il gesto di accettazione dell’annunzio, e se da una parte sembra quasi essere quel segno in cui qualcuno ignaro nell’accettare qualcosa lo riconduce al petto, nell’altra rivolta all’angelo è insito il gesto dell’accettazione, importante anche la raffigurazione dell’angelo con ali piumate sorretto da delle nuvole.

Non è presente un contesto architettonico tra le quinte, a differenza di altre rappresentazioni spaziali definite, in cui la presenza della colonna è ricorrente nelle rappresentazioni classiche e che nella pala di Vito D’Anna è sostituita da un ambiente non più visibile causa l’inondazione di luce della dimora della Vergine con l’ingresso di Gabriele accompagnato da una schiera di angeli, che caratterizza anche l’Annunciazione di Tintoretto (1583-87), di El Greco (1596-1600) e di Guido Reni (1631-32), i preraffaelliti con Dante Gabriele Rossetti (1850) , mentre Maria viene distolta dalle sue attività quotidiane della lettura, se rappresentata inginocchiata su un banco o con un leggio, o mentre svolge altre attività quale quella di cucire, rappresentata nell’unicum della tela custodita nel palazzo del Quirinale a Roma nel quadro la “Madonna del cucito di Guido Reni”.

Al contrario l’olio custodito nella Sagrestia della SS. Annunziata richiama un contesto architettonico che rende molto la raffigurazione su tavola dei vari scomparti della scena , è un’opera precedente del XVI secolo, frutto ed espressione di quel periodo pittorico, che è ben diverso nella raffigurazione degli attori della pala di altare di D’Anna successiva del settecento, ma che richiama la dedicazione della nostra Basilica a Maria SS. Annunziata fin dalla nascita della sua chiesa nel campo Forza e distrutta dal terremoto del 1693 di cui resta bene poco e ricostruita successivamente insieme all’attuale impianto di Spaccaforno oggi Ispica.

Nel 1960 il trittico di opere dedicate all’annunciazione ha affiancato anche l’opera scultorea dono dello scalpellino ispicese Giuseppe Nobile, che trova collocazione esterna nella nicchia esterna della nostra Basilica, che progettata con una vista con fondale trova in quello spazio che veniva lasciato per far quasi passare il vento il compimento di una facciata imponente che è stata arretrata dopo il crollo di una scossa successivo all’inizio della sua costruzione che la voleva simile per conformazione con i due campanili laterali , all’attuale facciata della Chiesa di Sa Nicolò, della Cattedrale di Noto.

A questa statua che per fattezze antiche riprende una tecnica scultorea a mano andata purtroppo perduta, a questa composizione scultorea plastica sono particolarmente affezionata perché nei miei ricordi da bambini la Statua dell’Annunciazione è anche una foto nel salotto dei miei nonni, incorniciata in un portafoto particolarmente pregiato in cui si trovano ritratti la statua dell’Angelo Gabriele e la Madonna con accanto mio Nonno, autore della scultura e mia madre bambina, questa foto è particolarmente a me cara, così come al resto della mia famiglia perché è unica e ritrae il complesso statuario collocato ora nella nicchia in alto nella chiesa della Ss. Annunziata ad Ispica che permette un’analisi di questa statua che siamo abituati a vedere da lontano, l’Angelo infatti è alzato e saluta la Vergine e indica con il dito puntato in alto il cielo che gli fa da sfondo naturale, quasi ad indicare quella colomba dello Spirito Santo, che generalmente costituisce nelle rappresentazioni pittoriche il punto centrale in alto del messaggio dell’annuncio, la Madonna qui è inginocchiata con accanto un leggio che sembra quasi sorreggerla mentre conduce la mano al petto coniugando quel gesto che nella iconografia ha espresso la libertà della fanciulla di Nazaret attraverso il gesto delle mani di Maria di fronte all’angelo, che rivolte col palmo verso l’esterno, indicano l’iniziale turbamento; se, al contrario, sono ripiegate sul petto, esprimono il consenso.

Al ricordo dell’affidamento di Maria all’annunzio dell’Angelo affidiamo anche questo nostro 25 Marzo di preghiera, affidando a Maria le nostre inquietudine, preghiere e gratitudini mentre ci rivolgiamo a lei nostra Avvocata affidandole insieme al Papa le sorti del Mondo intero per scongiurare il conflitto Mondiale che potrebbe portare alla fine di quell’umanità cristiano iniziata appunto con il FIAT di Maria.

 

2 commenti

rosariapiazfz36m 29 Marzo 2022 - 11:57

Articolo eccezionale,,esaustivo , ricco di notizie e particolari,a me del tutto sconosciuti.Complimenti, cara, sei stata bravissima

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Nicole Caruso 29 Marzo 2022 - 13:41

Grazie carissima Prof.ssa Piazzese: questo complimenti fatto da Lei grande storica della nostra Parrocchia mi onora tantissimo,un abbraccio

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