Home Annunziando Iesus Maria Annunciationis. Nel santissimo mistero dell’Annunciazione

Iesus Maria Annunciationis. Nel santissimo mistero dell’Annunciazione

da Nicole Caruso
412 visualizzazioni

Il 25 Marzo è per eccellenza la festa liturgica che richiama la dedicazione della nostra Parrocchia alla Annunciazione. La “festa della matri annunziata” richiama ad Ispica la devozione di ogni fedele che vuole la tradizione la recita di un rosario particolare costruito grano per grano durante l’anno con la recita giornaliera del Rosario e la celebrazione della solennità dell’annuncio del concepimento verginale e della nascita di Gesù che viene fatto a sua madre Maria (per il Vangelo secondo Luca) dall’arcangelo Gabriele. Le opere d’arte sacra hanno tentato nel corso dei secoli di dare una raffigurazione dell’evento che, nel Vangelo secondo Luca, racconta di “un angelo entra in casa di Maria e le annuncia che concepirà il Figlio di Dio”. La pala d’altare della Chiesa SS. Annunziata di Ispica del XVII secolo circa è attribuita al pittore Vito D’Anna, nel quadro si richiama il turbamento di Maria al sopraggiungere dell’angelo Gabriele con l’annuncio della discesa dello Spirito Santo per il concepimento del figlio, tale annuncio è riscontrabile anche nella rappresentazione delle forme più antiche del quadro dell’Annunciazione conservato all’interno della sagrestia.

Tuttavia è più recente il desiderio di consacrare anche l’esterno dell’edificio con la dedicazione della statua omonima della Chiesa. Per devozione negli anni ’60 viene collocato nella nicchia in alto nel prospetto della chiesa la statua dell’Angelo con la Madonna, realizzata da un devoto scalpellino ispicese, le statue da lui stesso vengono salite a spalle per essere collocate nella nicchia in cui da anni ormai risiedono. Le due statue sia dell’Angelo che della Madonna si componevano infatti mediante la combinazione di pezzi che furono poi montati dallo stesso Giuseppe Nobile nella sua collocazione in alto nella Chiesa dell’Annunziata. La statua che ritrae l’angelo Gabriele con la Madonna accanto con una mano sul cuore richiama la disponibilità di Maria pronta a raccogliere il compito affidatole. IL Si di Maria nell’accettare il suo compito di Madre del Figlio di Dio percorre da secoli l’iconografia della storia dell’arte, che suole rappresentarla con un Angelo accanto, Gabriele l’angelo che arreca l’annuncio, ad eccezione di poche rappresentazioni quali la Vergine Annunciata di Antonello da Messina del 1475 che ritrae solo la Vergine, la cui figura si stacca dal buio dello sfondo ritagliata nel manto blu cobalto che le incornicia il volto e concentra l’attenzione sul suo sguardo. La luce laterale che proviene da sinistra illuminandole il viso che si stacca dallo sfondo scuro creano un momento sospeso. Il momento è quello in cui lei con la mano destra con il palmo aperto, disegnato con una prospettiva in forte scorcio, con l’altra chiude il mantello, come per proteggersi, da una parte è attonita mentre accetta il compito, da una parte si ripara nell’incredulità di quell’annuncio di quell’angelo che non è rappresentato.

Questo Si di Maria ad essere la Madre di Gesù viene riaffrontato pochi anni dopo da Lorenzo Lotto che al contrario di Antonello da Messina opera nel Norditalia. La sua rappresentazione nella tavola appunto Annunciazione del 1527, è di una Madonna incredula posta al lato opposto dell’angelo che è sovrastato da una nuvola con Dio raffigurato sopra, la sua ricerca di realismo presenta dei connotati comuni all’iconografia mariana dell’annunciazione, Gabriele reca in mano il giglio, Maria ha un mantello azzurro ed è raffigurata a casa sua intenta a svolgere le sue attività quotidiane. Il fiorentino Filippino Lippi, altro importante pittore l’aveva ritratta al contrario in una posizione remissiva, con capo chino nel tondo che la ritrae, mentre nell’altro tondo ritrae l’angelo che reca l’annuncio, i quadro è appunto denominato Angelo Annunziante, dal pittore l’ ’Annunciazione fu divisa in due tondi: da un lato, L’Angelo Annunziante, inginocchiato su un pavimento in prospettiva centrale, dall’altro L’Annunziata, caratterizzata da una luce riflessa in diagonale, i quadri sono frutto di  una committenza laica dei Priori e dei Capitani di Parte Guelfa, ma tuttavia, il tema dell’Annunciazione non fu una scelta casuale: a San Gimignano, come a Firenze, la celebrazione della Santissima Annunziata, il 25 marzo, rappresentava il primo giorno dell’anno.

Il 25 Marzo è legato alla primavera, alla rinascita della stagione dopo l’inverno, lo stesso Ramadan che segue il calendario lunare e parla dell’ annuncio dell’angelo Gabriele a Maometto cade proprio in questi giorni.

In questa visione globale che da sempre l’arte dedica al tema dell’annunciazione nelle più svariate rappresentazioni viene consegnato all’immaginario collettivo il segno tangibile di una fede cieca e semplice come quella di Maria che si fa per prima serva del Signore.

L’edificazione della nuova Basilica fu simbolo di rinascita di quella chiesa ricostruita post terremoto 1693 del Val di Noto in un luogo più sicuro sul Colle della Calandra, scelto dalla collettività che portava dalla Cava le sue tradizioni e devozioni e che voleva ridedicare alla Madre Annunziata la chiesa, di cui nel Fortilitium della città di Spaccaforno a Cava Ispica (oggi Parco Forza) restarono solo le tracce delle fosse sepolcrali. Il popolo di Spaccaforno pose la prima pietra nel 1704, i suoi lavori durarono per 15 anni attraversati da diverse vicissitudini come il crollo della facciata, di cui rimane un progetto del Gagliardi, che la voleva molto simile all’attuale Cattedrale di S. Nicolò a Noto con uno schema a due piani e a cui lati si ergevano due campanili. Dopo il crollo del 1869 la lunghezza della navata si ridusse e la facciata interpretò un gusto tardo barocco che era mutato nel frattempo da quello del progetto originale.

L’impianto planimetrico è basilicale ed a croce latina, diviso in tre navate da robusti pilasti decorati, la navata centrale comprende quattro arcate con volte a botte ed all’incrocio del transetto si erge la maestosa cupola.

La pala d’altare è L’Annunciazione di Vito D’Anna, mentre ai lati della navata degli stucchi raccontano dell’adorazione di Pastori e dei Magi opere del Gianforma.

La natività di Maria trova nella Chiesa SS. Annunziata di Ispica un ciclo itinerante di racconto che attraverso l’immagine e la prevalenza del colore azzurro, tipico del manto della Madonna, prevale sul bianco degli stucchi.

L’intitolazione della nostra Basilica ad Ispica vede Sull’arco trionfale comparire una scritta negli angeli artiglio reggicartiglio “EGO PRIMOGENITA”, iscrizione latina tratta dall’Ecclesiaste, che è un testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana, nel capitolo 24 nello Scrutatio recita “Ego ex ore Altissimi prodivi primogenita ante omnem creaturum” , che tradotto dal latino significa “Sono uscito dalla bocca dell’altissimo, il primogenito prima di ogni creazione”.

A Maria SS. Annunziata Madre dell’Altissimo rivolgiamo la nostra preghiera sempre e nella giornata del 25 Marzo in particolare chiedendoLe con fede di posare il suo sguardo sulla nostra devozione di “Nunziatari”.

Lascia un commento

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Cliccando su ACCETTO acconsenti al loro utilizzo. ACCETTO Scopri di più