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La trasformazione missionaria della Chiesa

da Redazione
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A dieci anni dalla pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium continuiamo la nostra riflessione, concentrandoci sul 1° cap.: Chiesa in uscita.

“Andate dunque…” dice il Signore. Tutti i cristiani, come i primi discepoli, siamo chiamati a questa nuova uscita missionaria per raggiungere le periferie del mondo che hanno bisogno della luce del Vangelo.
E’ vitale che la Chiesa oggi esca ad annunciare il Vangelo a tutti senza indugi, paure, repulsioni. Occorre prendere l’iniziativa, lasciarsi coinvolgere, accompagnare e gioire. Il mandato missionario di Gesù è di predicare il Vangelo in ogni tempo e in ogni luogo perché la Parola va seminata ed è efficace a modo suo sfuggendo alle nostre previsioni e ai nostri schemi. La gioia dell’Annuncio è per tutti, è missionaria perché deve illuminare gli ultimi, non può escludere nessuno ed ha una libertà inafferrabile. La Chiesa in uscita vive una comunione missionaria capace di prendere l’iniziativa, andare incontro e arrivare agli angoli delle strade per incontrare gli esclusi. Occorre passare da una sorta di auto preservazione al rinnovamento ecclesiale. Rinnovamento che coinvolge consuetudini, stili e linguaggio. La Parrocchia non sia luogo di un “gruppo di eletti che guardano a sé stessi” dice Papa Francesco, ma santuario dove gli “assetati vanno a bere”. E dobbiamo riconoscere che, a distanza di dieci anni, l’appello al rinnovamento e alla revisione delle parrocchie non ha dato ancora frutti sufficienti. Ma questa necessità chiama al rinnovamento tutte le strutture ecclesiali: dal Papato alle Diocesi fino agli Organismi di partecipazione ecclesiali. Una eccessiva concentrazione complica la dinamica missionaria della Chiesa impedendole di ascoltare tutti per arrivare a tutti.
La pastorale missionaria esige di essere audaci e creativi nel ripensare agli obiettivi e ai metodi evangelizzatori della propria Comunità. Individuare i fini senza trovare i mezzi adeguati si trasformerà in mera fantasia.
Fondamentale, in chiave missionaria, è il modo di comunicare il messaggio evangelico nel mondo di oggi dove imperano i social e i mezzi multimediali. Occorre che l’Annuncio sia essenziale, che arrivi al cuore del messaggio di Gesù Cristo. E questo si traduce, come dice S. Tommaso d’Aquino, innanzitutto con “la fede che si rende operosa per mezzo della carità”. Le opere di amore al prossimo sono le manifestazioni concrete del messaggio evangelico fondamentale di Gesù: “amatevi l’un l’altro come io ho amato voi….”. E’ il messaggio della Chiesa col grembiule di don Tonino Bello che incarna la testimonianza di Gesù nella lavanda dei piedi: “fate anche voi quello che faccio io”.

Papa Francesco ci invita, quindi, ad attenzionare la Chiesa che, nel suo costante discernimento, individua norme e precetti, efficaci in epoche passate, ma che non hanno più la stessa forza educatrice. Oggi molti di essi, se non usati con moderazione, rischiano di “appesantire la vita dei fedeli” rendendo la nostra religione una schiavitù. Questo avvertimento, fatto anche da S. Agostino, ha una tremenda attualità. Occorre quindi accompagnare con pazienza e misericordia le possibili tappe di crescita delle persone che a causa dei limiti umani (ignoranza, violenza, timori, abitudini) fanno da impedimento all’azione salvifica del Vangelo. Dio opera in ogni persona al di là dei suoi limiti e difetti.
Allora la Chiesa in uscita di Papa Francesco è una Chiesa dalle porte aperte verso gli altri per arrivare alle “periferie umane”. Una Chiesa che è come il padre nel figlio prodigo, che rimane aperta perché al suo ritorno possa entrare senza difficoltà. E qui, il nostro Santo Padre, ci indica delle vie che la Chiesa è chiamata a percorrere con docile umiltà. Non solo porte che si aprono, ma anche porte che non si chiudono a chi si avvicina cercando Dio. Tutti possono partecipare alla vita della Chiesa e neanche le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una qualsiasi ragione. Soprattutto per il Sacramento che è “la porta”: il Battesimo. Ma anche per l’Eucarestia che, nonostante costituisca la “pienezza della vita ecclesiale”, non è un “premio per i perfetti”, ma un generoso rimedio e alimento per i deboli. La Chiesa non è una dogana, ma è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa.
E, a conclusione di questo 1° cap., Papa Francesco ci invita con forza a riflettere sulla legge del Vangelo che ha un chiaro orientamento, oggi e sempre: “i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo”. Non gli amici, i ricchi, bensì soprattutto i poveri, gli infermi, i disprezzati e i dimenticati, quelli che non possono ricambiarti. Esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fede e i poveri.
Il messaggio dunque, chiaro e forte, che Papa Francesco ci consegna è quello di diventare sempre di più una Comunità che accoglie, che si apre, che ascolta e ama. Una Comunità che faccia della carità lo strumento testimoniale della propria fede, che si “sporca” per essere uscita per le strade piuttosto che diventare malata per “le comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”.
Più che la paura di sbagliare, ci muova la paura di rinchiuderci nelle nostre abitudini mentre fuori c’è tanta umanità affamata a cui Gesù ci chiama ad incontrare e sfamare.

di Carmelo e Angela Di Giorgio 

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