Home Annunziando “Ritorno al Presente” – Il campo scuola sull’attimo presente

“Ritorno al Presente” – Il campo scuola sull’attimo presente

La voce dei ragazzi dopo tre giorni di camposcuola.

da Redazione
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Dal 24 al 26 agosto, presso la Casa di Spiritualità San Luca di Frigintini, un gruppo di ragazzi tra i 13 e i 14 anni ha vissuto il campo scuola estivo “Ritorno al Presente”. Tre giorni di giochi, condivisione, silenzio e amicizia, costruiti attorno a un unico grande tema: imparare a vivere l’adesso, senza restare prigionieri dei rimpianti di ieri né delle ansie di domani.

Al rientro a casa abbiamo chiesto ai partecipanti di lasciare una risonanza scritta su quei giorni. Le loro parole, lette una dopo l’altra, raccontano un’esperienza che è stata insieme divertimento, scoperta e crescita interiore. Ed è proprio questo il filo che le unisce tutte: dietro il gioco, la fatica di una camminata, una partita di pallavolo, i ragazzi hanno colto — ciascuno a modo suo — lo stesso messaggio semplice e non scontato: il presente non è tempo perso, è l’unico tempo che abbiamo davvero in mano.

Li lasciamo raccontare, nelle loro parole.

Il presente come spazio del cuore

Angelica apre con un’immagine che da sola vale l’intero campo: il tempo non è solo qualcosa che passa, ma qualcosa che si abita con l’attenzione che diamo agli altri.

Tre giorni per imparare a fermare il tempo, per ricordarci che la vita non accade nei rimpianti di ieri né nelle ansie di domani, ma esattamente qui, in questo istante. Tra un momento di condivisione e l’altro, il valore del presente è diventato concreto quando ci è stato chiesto di prenderci cura di una persona a caso: un gesto semplice che mi ha stravolto. Guardare qualcuno negli occhi senza sovrastrutture, prestargli attenzione pura e dedicargli del tempo mi ha fatto capire che il presente non è solo una dimensione del tempo, ma uno spazio del cuore. Alla fine torni a casa con una consapevolezza diversa: l’unico modo per vivere davvero è esserci, ora, per gli altri e per se stessi. — Angelica Pisana

Quello che Angelica descrive come “spazio del cuore” torna, con parole più semplici ma altrettanto chiare, anche nella testimonianza di Giuseppe, che aggiunge un tassello importante: vivere il presente non significa smettere di pensare al futuro, ma capire che il futuro si costruisce proprio a partire dalle scelte di ogni giorno..

Intanto inizio a ringraziare Don Manlio e tutti gli animatori per questa esperienza che avete reso possibile e ci avete fatto vivere in questi tre giorni di campeggio. Mi è servito a comprendere che non bisogna pensare al passato o preoccuparsi del futuro ma bisogna pensare piuttosto a vivere il presente. Altra cosa importante che ho compreso è che sta a noi in questa vita scegliere e decidere il nostro futuro a partire dalle scelte di tutti i giorni. E non meno importante è il divertimento condiviso con i miei compagni e la libertà che ci è stata data per poter vivere momenti tutti assieme. Grazie davvero per tutto. — Giuseppe Nigro

Un tema che sorprende, dentro un’esperienza che diverte

Non tutti i ragazzi arrivano al campo aspettandosi di portarsi a casa una riflessione così profonda. Daniele lo ammette con sincerità: quello che inizialmente colpisce è il divertimento condiviso con gli amici, ma è proprio il tema del tempo, trattato in modo così concreto, a fare la differenza rispetto ad altre esperienze simili.

Questa esperienza è stata davvero unica, mi sono divertito tantissimo stando insieme ai miei amici sia durante le attività sia quando eravamo da soli. Questo campo a differenza degli altri mi ha colpito particolarmente per il tema trattato, ovvero quello del tempo. Mi ritengo molto fortunato ad aver vissuto questa esperienza fantastica, e la consiglio a tutti di provarla almeno una volta. — Daniele Figura

Anche Nicolas racconta il campo a partire dai momenti più immediati e concreti — i giochi, la disponibilità degli animatori e dei catechisti, le partite di pallavolo e calcio — a conferma di come la crescita interiore, in questa esperienza, non sia passata attraverso discorsi pesanti, ma attraverso il clima di libertà, accoglienza e gioco condiviso.

Questo campo è stato bellissimo in questi 3 giorni abbiamo fatto tantissimi giochi, gli animatori super gentili e disponibili come i catechisti. La sera dopo aver mangiato ci hanno fatto giocare a pallavolo o a calcio e ci lasciavano liberi.  Io mi sono divertito un sacco e lo rifarei tantissime volte. — Nicolas Gelasio

“Custodi del cruscotto”: quando un’immagine diventa esperienza vissuta

Ada rielabora il tema del campo, trasformandolo in un’immagine capace di restare impressa: siamo come conducenti che possono agire solo sul cruscotto dell’istante presente, mentre la strada percorsa è ormai un ricordo nello specchietto e quella davanti è ancora nascosta nella nebbia.

Ci sono due giorni in cui non possiamo fare assolutamente nulla: uno è ieri e l’altro è domani. L’ho capito davvero soltanto in questi tre giorni di campeggio, tra un gioco a squadre e un momento di silenzio vissuto insieme. Questo campo mi ha aiutato a capire che non bisogna rimanere ancorati al passato né attaccarsi ad un presunto futuro, né ad un “magari se avessi fatto diversamente…” e neppure ad un “quando finirò/quando arriverà quel momento…” perché quel passato, quelle scelte non si possono cambiare, e quel momento che dovrebbe arrivare non ci assicura la felicità. Noi possiamo solo fare i custodi del cruscotto: la strada dietro è ormai un paesaggio nello specchietto retrovisore, il rettilineo davanti è ancora coperto dalla nebbia, ma la lancetta della velocità, il parabrezza e il volante rispondono soltanto al tocco delle nostre mani in questo preciso istante. Scrivendo questa metafora ho pensato al momento del campeggio in cui abbiamo fatto una breve escursione, era una camminata non troppo lunga a mio parere però abbastanza rocciosa e in quel momento noi tutti stavamo pensando a guardarci sotto i piedi per non cadere, non a vedere quanto tempo mancasse all’arrivo e neppure quanto eravamo distanti dall’inizio; in quel momento per noi era importante camminare senza inciampare o conversare col compagno accanto o ancora osservare le bellezze della natura attorno a noi. In questo campeggio ci hanno fatto capire l’importanza dei momenti presenti, della parola “adesso” in modi non pesanti, bensì attraverso giochi o discussioni tra noi, e per questo sono grata di aver partecipato. — Ada Modica

È interessante notare come l’esempio concreto scelto da Ada — un’escursione tra le rocce, dove l’unica cosa che contava era il passo successivo — sia lo stesso tipo di esperienza che, in forme diverse, tutti i ragazzi sembrano aver attraversato: il gioco, la fatica fisica, la condivisione con i compagni sono stati, senza che ce ne fosse davvero bisogno di spiegarlo, la palestra più efficace per imparare a restare “qui e ora”.

La prima volta, e la gratitudine che resta

A chiudere il cerchio delle testimonianze ci sono Ludovica, per cui questo era il primo campo, e Marco: la loro parola chiave, come per gli altri, è la gratitudine, insieme alla consapevolezza — nuova — di quanto sia comune, tra le persone, restare fermi sul passato o sul futuro senza godersi davvero ciò che accade nel presente.

Questo è stato il mio primo campeggio, ed è stata un’esperienza unica, perché abbiamo parlato di ritornare al presente. Infatti molto spesso molta gente si ferma sul passato o sul futuro e non si gode quello che succede nel presente. È stato molto bello passare del tempo con voi, grazie. — Ludovica Cannizzaro

A questa gratitudine si unisce anche Marco, per cui il cuore dell’esperienza è stato soprattutto il tempo condiviso con gli altri: gli animatori, i giochi, ma prima di tutto i compagni con cui vivere ogni momento del campo.

Il mio campeggio è stato molto divertente, grazie agli animatori e a tutti i giochi che abbiamo svolto e, soprattutto, allo svolgere queste esperienze insieme ai miei compagni. — Marco Medici

Un filo che le unisce tutte

Leggendo una dopo l’altra queste testimonianze, emerge con chiarezza un percorso comune, fatto di elementi ricorrenti: la gratitudine; il divertimento condiviso, vissuto come valore tanto quanto la riflessione; la scoperta, spesso inattesa, che il tema del tempo — così astratto sulla carta — diventa concreto e comprensibile quando passa attraverso il gioco, il silenzio condiviso, una camminata su un sentiero roccioso o la cura di una persona scelta a caso.

Nessuno dei ragazzi parla del presente come di un concetto teorico: per tutti loro è diventato un’esperienza vissuta con il corpo, con gli occhi, con le mani — proprio come il “cruscotto” di Ada, che si può guidare solo restando attenti a ciò che si ha davanti in questo preciso istante.

Gli Educatori e i Giovanissimi di 1^ Superiore

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