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San Biagio? No, è San Gregorio Magno!

da Redazione
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Nel quartiere dell’Annunziata c’è una piccola chiesetta che tutti conoscono come la chiesetta di San Biagio. Eppure, nella memoria delle persone più anziane della comunità parrocchiale, essa conserva anche un altro nome, molto significativo e profondamente legato alla devozione popolare: “l’Armi Santi”, cioè le Anime Sante del Purgatorio.

È proprio questa doppia memoria — San Biagio e le Anime Sante — che può aiutarci oggi a comprendere meglio la tela collocata sopra l’altare e che, per molti decenni, è stata ritenuta una raffigurazione di San Biagio.

Ma c’è un particolare che oggi ci invita a riconsiderare quella tradizionale attribuzione: nella tela non si riconoscono i principali attributi che normalmente permettono di identificare San Biagio, in particolare quelli legati al suo martirio.

In realtà, osservando con maggiore attenzione i particolari dell’opera, possiamo riconoscere nel santo raffigurato San Gregorio Magno, rappresentato nell’atto di intercedere per le anime del Purgatorio.

Non si tratta, dunque, di cancellare una tradizione che appartiene alla storia della comunità. Al contrario, si tratta di comprenderla meglio e di riscoprire il significato di un luogo che, nella devozione degli anziani, non era legato soltanto al nome di San Biagio, ma anche alle Anime Sante.

La composizione del dipinto è facilmente riconducibile al tema delle Anime del Purgatorio. Nella parte inferiore della tela si distinguono infatti alcune anime immerse nelle fiamme e rivolte verso l’alto, in atteggiamento di supplica.

Al centro della scena compare un santo vescovo, mentre nella parte superiore si apre la dimensione celeste, popolata da figure angeliche.

È una scena che parla soprattutto di intercessione: il santo si rivolge a Dio per le anime che attendono misericordia.

Ed è proprio qui che la tela si lega in modo particolare alla memoria della chiesetta. Quel nome, “l’Armi Santi”, ancora ricordato dagli anziani, permette di comprendere come la devozione per le Anime Sante fosse profondamente radicata nella storia di questo luogo di culto.

Ma perché è possibile affermare che il santo raffigurato è San Gregorio Magno e non San Biagio?

Un elemento della tela appare particolarmente significativo: lo scrittoio posto accanto alla figura del santo, sul quale si distinguono un libro aperto, dei fogli e una penna.

Non sono particolari di poco conto. Il libro e gli strumenti della scrittura richiamano infatti la figura di un uomo di studio, di un maestro e di uno scrittore della fede. Sono elementi che si accordano in modo particolare con l’iconografia di San Gregorio Magno, papa e Dottore della Chiesa, tradizionalmente raffigurato con il libro e gli strumenti legati alla sua attività di scrittura e insegnamento.

San Gregorio Magno è anche infatti una figura fortemente legata alla preghiera per i defunti e alla tradizione delle anime del Purgatorio.

La presenza, nella stessa scena, del santo vescovo, dello scrittoio con il libro e la penna e delle anime purganti crea quindi un insieme iconografico coerente e significativo.

Perché allora, per tanti anni, si è creduto che fosse San Biagio? La risposta è probabilmente nella storia stessa della chiesetta. La tela si trova infatti sopra l’altare di una chiesa dedicata a San Biagio. Era quindi del tutto naturale che la figura del santo vescovo presente nel dipinto venisse identificata dai fedeli con il titolare della chiesa.

Questa convinzione, tramandata nel corso dei decenni, è diventata parte della memoria della comunità.

Oggi possiamo leggere quella tela con occhi diversi: non San Biagio, ma San Gregorio Magno che intercede per le Anime del Purgatorio.

Forse il particolare più bello di questa riscoperta è proprio il ricordo degli anziani.

Prima ancora che noi ci ponessimo il problema dell’identificazione del santo raffigurato, la tradizione popolare aveva conservato nella denominazione stessa della chiesetta un riferimento alle Anime Sante.

“L’Armi Santi”: così veniva chiamata e ricordata da chi, prima di noi, ha vissuto la fede di questo luogo.

Quella memoria acquista oggi un significato ancora più interessante. Se la tela rappresenta San Gregorio Magno nell’atto di intercedere per le anime del Purgatorio, la presenza delle Anime Sante non è affatto casuale: è il cuore della scena rappresentata.

La vecchia denominazione popolare e l’immagine presente sull’altare sembrano così incontrarsi e raccontarci la stessa storia di devozione.

Riconoscere oggi San Gregorio Magno nella tela non significa quindi mettere da parte San Biagio, né tantomeno contraddire la devozione dei nostri padri.

Significa piuttosto riscoprire la storia del territorio parrocchiale e della città.

San Biagio rimane il santo al quale la chiesetta è intitolata ma accanto a questa dedicazione ufficiale vive una memoria più antica e popolare, quella delle Anime Sante, custodita ancora nelle parole degli anziani che chiamavano questo luogo “l’Armi Santi”.

E proprio in questo contesto trova piena collocazione la figura di San Gregorio Magno, autore del Dialoghi, dove San Gregorio racconta numerosi episodi di anime defunte che soffrono dopo la morte e vengono liberate grazie alle preghiere, alle messe e alle opere dei vivi. Oggi questo luogo è una cappella dell’Adorazione Eucaristica dove la comunità può anche affidare alla misericordia di Cristo, realmente presente nell’Eucaristia, i fedeli defunti.

La storia di una piccola chiesetta può così restituirci qualcosa di prezioso: il modo in cui le generazioni che ci hanno preceduto hanno vissuto la fede, affidando alla preghiera anche i propri defunti e chiedendo misericordia per le anime che attendevano la luce di Dio.

Forse è proprio questo il dono più bello di questa riscoperta: comprendere che dietro una tela, dietro un nome e dietro una piccola chiesetta si conserva una parte della storia della nostra comunità, della nostra fede e della preghiera dei nostri padri.

di Emilio Caruso

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