Raccogliamo l’esperienza vissuta da Mariacarmela Floriddia, figlia di Fiorenza Cirmi, regista del Nuovo Teatro Popolare di Ispica la cui compagnia è stata di recente protagonista nella nostra Basilica con il dramma verista “Cavalleria Rusticana” di Giovanni Verga e presentata dalla stessa Mariacarmela. Un’esperienza che ci ricorda come la magia del teatro, anche nell’era della Intelligenza Artificiale, nasce dal cuore e regala emozioni dal vivo.
Mia mamma è regista, autrice e attrice di teatro e, in un modo o nell’altro, il palcoscenico ha sempre fatto parte della mia vita. Sono cresciuta in una famiglia dove la cultura era ed è sempre al primo posto, frequentando cinema e teatro, leggendo libri, ascoltando musica e facendo sport. Mi sono ritenuta sempre fortunata perché quello che sono oggi dipende molto anche dal mio ieri.
Ieri (mercoledì 5 Agosto scorso, ndr) ho avuto il piacere di presentare Cavalleria Rusticana di Giovanni Verga in un contesto splendido, quello della mia città, Ispica, che offre un patrimonio straordinario di monumenti, chiese, piazze e scorci di grande fascino che, grazie alla loro bellezza, diventano scenografie naturali capaci di rendere ancora più emozionante ogni spettacolo.
In scena una storia di amore, gelosia, orgoglio e onore. Una vicenda in cui ogni scelta ha un prezzo e in cui i sentimenti possono diventare più forti della ragione. Verga ci accompagna dentro un mondo apparentemente lontano, ma ancora oggi incredibilmente attuale, basta leggere le cronache. Nelle sue opere, passioni, orgoglio, desiderio, interesse e senso dell’onore si intrecciano fino a determinare il destino dei protagonisti. Sono sentimenti universali che continuano ancora oggi a parlarci.
Gli attori, che hanno recitato e cantato, sono riusciti a far immergere centinaia di persone nella storia raccontando con straordinaria intensità la realtà della Sicilia e dell’animo umano narrata da Verga e creando una magia.
In un periodo in cui l’intelligenza artificiale riesce a scrivere testi, creare immagini e rispondere a domande sempre più complesse, il teatro mi ricorda una cosa semplice.
La tecnologia può aiutarci a creare.
L’emozione di un palco, il silenzio prima di una battuta, un applauso che nasce spontaneamente e l’energia che si crea tra attori e pubblico appartengono ancora alle persone.
Il teatro insegna competenze di cui parliamo continuamente anche nelle aziende.
Ti insegna a parlare davanti alle persone senza nasconderti dietro una slide.
Ti insegna ad ascoltare, perché ogni battuta vive solo se sai dare spazio a quella dell’altro.
Ti insegna il lavoro di squadra. Sul palco nessuno vince da solo. Se un attore sbaglia, tutti trovano il modo di rimettere in piedi la scena.
Ti insegna a gestire l’imprevisto. Una battuta dimenticata, un problema tecnico, un oggetto fuori posto. Il pubblico spesso non se ne accorge, perché qualcuno ha già trovato una soluzione.
Ogni progetto ha bisogno di tecnica, preparazione e metodo. Ma arriva un momento in cui bisogna smettere di controllare tutto e fidarsi del lavoro fatto.
Ieri ho capito che cambiano le epoche, gli strumenti, cambiano perfino i modi in cui comunichiamo ma l’essere umano, invece, continua a confrontarsi con gli stessi conflitti. Allora l’innovazione ha senso quando amplia la nostra umanità, non quando la sostituisce.
AI è uno tool incredibile, potrà aiutarci ma mai sostituire questa magia.
Mariacarmela Floriddia
