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Una Scuola come luogo di ascolto e terreno di relazioni autentiche: Conversando con Marco Pappalardo

da Giovanni Peligra
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Giovedì scorso, giorno 2 Febbraio, all’interno delle iniziative inserite nel calendario degli eventi per i festeggiamenti del caro e amato Don Giovanni Bosco, la nostra comunità di parrocchie e il Vicariato hanno avuto la grazia e il piacere di ospitare Marco Pappalardo, docente di Lettere presso l’I.I.S. Majorana-Arcoleo di Caltagirone e Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Scolastica della Diocesi di Catania, co-autore del tanto apprezzato libro “Cara Scuola ti scrivo… L’attualità di Lettera a una professoressa”, edito da San Paolo, uscito a più di cinquant’anni dalla pubblicazione di “Lettera a una professoressa”, il fortunato e discusso libro scritto dagli alunni di Don Lorenzo Milani nella Scuola di Barbiana, nei pressi di Firenze, nel 1967.

La bocciatura di due ragazzi di umile estrazione socio-economica di Barbiana, nella Toscana rurale, all’esame d’ammissione alle scuole magistrali, innesca la stesura e pubblicazione di “Lettera a una professoressa”, una provocatoria, onesta e spietata disamina sulla scuola pubblica dell’obbligo di quegli anni, incapace di colmare, secondo la Costituzione, gli svantaggi iniziali di chi nasceva in una casa povera di cultura e di denari.

Possibile, si chiede don Milani, che il Padreterno faccia nascere gli asini e gli svogliati solo nelle case dei poveri?” La lettera è scritta con l’innovativo metodo della scrittura collettiva insieme ai ragazzi e va alle stampe, con una corsa contro il tempo, nell’aprile del 1967: don Lorenzo è alle sue ultime settimane di vita, e continua a soffrire anche per l’incomprensione della Chiesa istituzionale, che il suo vescovo non smette di manifestargli.

Il testo di “Lettera a una professoressa” avrà vita propria dopo la morte del prete-maestro: molto citato, poco letto, il più delle volte misconosciuto, diverrà nei mesi successivi icona della contestazione studentesca. Accanto agli entusiasmi non mancarono strumentalizzazioni e fraintendimenti che, insieme ad altro, spiegano l’accusa postuma mossa a don Milani, ripetutamente tacciato di essere stato – tramite la “Lettera”, avulsa dal suo contesto – l’’ispiratore dei guasti (veri o presunti) dell’educazione scolastica contemporanea.

Nell’ultimo capitolo del famoso e tanto discusso libro i ragazzi di Barbiana scrivono così: “Ora siamo qui a aspettare una risposta. Ci sarà bene in qualche istituto magistrale qualcuno che ci scriverà: ‘Cari ragazzi, non tutti i professori sono come quella signora. Non siate razzisti anche voi. Anche se non sono d’accordo su tutto quello che dite, so che la nostra scuola non va. Solo una scuola perfetta può permettersi di rifiutare la gente nuova e le culture diverse. E la scuola perfetta non esiste. Non lo è né la nostra né la vostra. (…) Aspettiamo questa lettera. Abbiamo fiducia che arriverà`. Il nostro indirizzo è: Scuola di Barbiana Vicchio Mugello (Firenze)”.

Come già detto sopra, dopo più di mezzo secolo la risposta è finalmente arrivata nel nuovo libro di Marco Pappalardo. Scrive l’autore: “Ho cercato nelle biblioteche e sul web e, a parte importanti e significativi articoli e saggi, non vi è una lettera di risposta ufficiale e completa. Io ci ho provato e nelle pagine del libro, quasi fosse un testo a fronte, dopo ogni paragrafo si trovano le mie riflessioni in grassetto. Non sono “una professoressa”, ma spero da professore di essere stato comunque all’altezza di così tante ed intense provocazioni.

Nel capitolo 28, l’ultimo paragrafo scritto a Barbiana è proprio un invito – con tanto di indirizzo – affinché qualche docente si faccia vivo; certo io arrivo un po’ tardi, sono di un’altra generazione, di un altro tipo di scuola, ma credo che gli studenti di Barbiana e le loro parole, con gli insegnamenti di Don Lorenzo Milani, abbiano moltissimo da dire anche oggi”.

Cara scuola, ti scrivo” nasce dall’esperienza di ascolto attivo che da anni Marco Pappalardo vive a scuola con gli alunni, dalle loro molteplici domande, dai tanti temi scritti e letti, dai numerosi dialoghi in aula, nei corridoi, sui social media, dalla stessa lettura condivisa e commentata di ‘Lettera a una professoressa’. Alunni di una sua classe quinta dell’I.I.S. Majorana-Arcoleo di Caltagirone, ormai diplomati, gli chiedevano spesso: ‘Prof., quando scriverà un libro su di noi?’, finché un giorno egli gli rispose: ‘Non scriverò un libro su di voi…bensì con voi!’. E così è nato il libro scritto coi suoi alunni. Racconta lui stesso: ‘Non sempre ho le risposte, sicuramente non ho quelle pronte o per l’occasione, però cerco di ascoltare, di dedicare tutto il tempo necessario, di dare a ciascuno lo spazio necessario richiesto. A volte le questioni vengono poste davanti a tutta la classe, altre volte privatamente, in ogni caso non restano in sospeso e, quando utile, ci dedichiamo ore intere. L’occasione in particolare è stata l’anniversario dei 100 anni dalla nascita di Don Milani, che sarà nel mese di maggio 2023”.

È stata una bella testimonianza, quella di Marco Pappalardo, un docente animato da vera passione educativa, dono che gli proviene dal suo essere innamorato della figura e dell’opera di don Giovanni Bosco. Le sue parole misurate, schiette ed autentiche ci hanno positivamente provocato ed incoraggiato a prestare maggiore attenzione alla qualità della nostra presenza nei diversi contesti educativi; ci siamo sentiti invitati con determinazione e gentilezza a prenderci seriamente cura dello stile del nostro agire personale e comunitario nei molteplici ambiti della vita. Abbiamo insieme riconosciuto il grande bisogno dei ragazzi e delle ragazze di questo tempo confuso e sospeso di compagni di viaggio affidabili e testimoni credibili capaci di volergli bene, disposti a dare loro un credito di fiducia ed impegnati a valorizzarli concretamente secondo le loro reali inclinazioni e talenti. Siamo poi convenuti sul fatto fondamentale che una missione educativa riuscita è sempre il frutto a lungo termine di una relazione tra l’adulto e il ragazzo o la ragazza, coltivata nel rispetto e fiducia reciproci, nell’ascolto paziente e sincero, nella ricerca dell’onestà intellettuale, e con uno sguardo che sappia e voglia concentrarsi su ciò che di bello, buono e giusto ci può e deve essere in ogni giovane incontrato ed accompagnato.

La nostra comunità di parrocchie e il Vicariato hanno la grazia di poter ancora godere di una piccola grande eredità spirituale e culturale lasciata dai padri salesiani in un passato non così remoto, potendo farsi di nuovo educare, con intelligenza e sapienza, dalla presenza del culto e della devozione del Santo dei giovani, a nuovi stili di comunicazione e di relazione nel segno di una maggiore autenticità e responsabilità.

Dopo circa un’ora e mezzo di appassionata conversazione, i partecipanti hanno cordialmente ringraziato Marco Pappalardo per il suo edificante intervento e per l’interessante ed utile confronto su temi così delicati e importanti per l’avvenire della società e della Chiesa.

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