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Giuseppe di Nazareth – L’ora dei padri

da Don Manlio Savarino
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Una figura interessante, quella di Giuseppe capace di interpellare anche il lettore odierno e il cristiano che riscopre in quest’uomo l’espressione umanizzante di chi, conosciuto il Signore, si mette alla sua sequela.

Di Giuseppe sappiamo veramente poco. L’evangelista Marco non parla mai di Giuseppe, ma si limita a riportare quanto dicono i nazareni, allorché affermano che Gesù è il figlio di Maria, e che fa il carpentiere. È invece da Matteo e da Luca che conosciamo il nome del padre legale di Gesù e sposo di Maria. È Matteo che pone particolare attenzione alla figura dello sposo di Maria descrivendo il suo esitare di fronte alla gravidanza della sua promessa sposa, e poi analizzata a fondo la situazione, la sua accettazione, affidandosi completamente a un destino più grande di lui, che non sa dove lo porti. Rimarrà così accanto alla sua donna quale sposo fedele, e a quel bimbo quale figura paterna positiva e responsabile.

Giuseppe emerge davvero come padre di Gesù, non nell’aspetto biologico, ma nel significato più profondo: il padre è infatti colui che custodisce, protegge, apre il cammino. Questo non significa che Giuseppe non abbia avuto le sue crisi o i suoi cedimenti, Il suo lavorio interiore emerge quando apprende dello stato della sua promessa sposa. In questo frangente si presenta proprio il «tipo» dell’uomo credente, posto improvvisamente di fronte ad una imprevedibile chiamata di Dio”, (immagine che ci viene da: Jana Dobraczynski, ne “L’ombra del padre)”: si svela completamente, accettando, il destino che l’autore della vita gli ha preparato.

In questo frangente si presenta proprio il «tipo» dell’uomo credente, posto improvvisamente di fronte ad una imprevedibile chiamata di Dio”, (immagine che ci viene da: Jana Dobraczynski, ne “L’ombra del padre)”: si svela completamente, accettando, il destino che l’autore della vita gli ha preparato.

Cresce Gesù, in maniera diligente e autorevole, proteggendo il bimbo e la sua sposa, anche di fronte alle persecuzioni che lo portano a scappare durante la notte. Ristabiliti gli equilibri, si ritorna nella normalità domestica e quel bimbo cresce diventando adolescente. Siamo di fronte a una nuova crisi. Giuseppe come tutti i padri si scontra con il fatto che il figlio deve seguire la sua strada. Ed ecco che di fronte a un Gesù adolescente, che si ferma al tempio incurante dell’angoscia suscitata nei genitori, Giuseppe si affida nuovamente e cerca di contenere l’impotenza che prova nel cercare di proteggere quel figlio dal suo destino. Deve sicuramente aver provato smarrimento, come qualunque essere umano che perda il figlio amato o ciò a cui tiene di più. Ma il nostro santo trae insegnamento da tutto questo, si rende conto che d’ora in poi il suo compito paterno deve diminuire, e il Figlio deve crescere. E’ l’ora del padre, di ogni padre, in un mondo come il nostro che vede e percepisce una “crisi di padri”. E’ l’accento che Papa Francesco nell’anelito d’ispirazione ha voluto dare a questo anno dedicato al Custode di Gesù e della Chiesa tutta. Donandoci la lettera Patris Corde intende proprio marcare il “cuore del padre”. L’eco giunge a noi, uomini e cristiani d’oggi chiamati ad affinare il cuore paterno e ad essere più attenti al cuore che al ventre – prendo in prestito la Sacra Scrittura.

E’ l’accento che Papa Francesco nell’anelito d’ispirazione ha voluto dare a questo anno dedicato al Custode di Gesù e della Chiesa tutta. Donandoci la lettera Patris Corde intende proprio marcare il “cuore del padre”. L’eco giunge a noi, uomini e cristiani d’oggi chiamati ad affinare il cuore paterno e ad essere più attenti al cuore che al ventre – prendo in prestito la Sacra Scrittura.

Giuseppe ha educato Gesù da padre e la sua paternità educativa si svela negli anni sempre più chiaramente. L’attenzione particolare che i genitori del messia hanno per l’educazione del cuore, coltivandone i sentimenti più importanti: la mitezza e l’umiltà, si svela nel “salvatore” adulto e predicatore la cui sapienza è sicuramente divina, ma cresciuta in un’ambiente umano. Da cuore a cuore avviene l’educazione e la crescita in umanità del Figlio.

L’affermazione di papa Benedetto XVI è pertinente: “Non si esagera se si pensa che proprio dal padre Giuseppe Gesù abbia appreso – sul piano umano – quella robusta interiorità che è presupposto dell’autentica giustizia, la giustizia superiore che egli un giorno insegnerà ai suoi discepoli” (18.12.2005).

Giuseppe ha coniugato anzitempo azione e contemplazione, ha insegnato al figlio a rivolgersi verso il Padre celeste. Si può ben parlare di una “mistica del padre” che siamo chiamati a far nostra e riflettere in una paternità tutta da scoprire per l’oggi. Davvero ogni genitore, insegnante ed educatore, nella gravità della crisi globale e della corruzione dilagante, nella sfida educativa di oggi, può rifarsi al modello di san Giuseppe, riconosciuto come guida educante, sia per l’accoglienza dei minori senza famiglia, per l’adozione degli orfani e degli abbandonati, sia nell’approntare una risposta educativa adeguata, facendo loro da padri, pur non essendolo naturalmente, e in questo il riferimento al nostro è calzante. Ci sono tanti motivi per trovare nella sua paternità non solo un esempio per il mondo dell’educazione ma un Patrono eccezionale.

C’è infine un misterioso lavoro che questa sua paternità educativa opera in noi: Giuseppe forma dentro i fedeli Gesù. Plasma in ciascuno il Figlio divino, lo custodisce e lo fa crescere. E’ un’azione grande e preziosa, alquanto nascosta, che forse pochi capiscono. Avviene come il seme e il lievito destinati misteriosamente a fermentare e a portare frutto.

È con lo spirito di chi inizia un viaggio alla scoperta di un mistero che ci approcciamo ad iniziare un cammino comunitario alla scoperta – o meglio dire riscoperta – del padre di Gesù. Lo faremo di settimana in settimana facendoci accompagnare dall’anima del nostro periodico, perché Giuseppe diventi annuncio e perché annunciando la sua umanità possiamo crescere in e con essa.

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