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Volere Volare: auguri operosi di Pasqua e di Pace

da Redazione
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Si sono moltiplicati in questi giorni i preparativi in vista della Pasqua: dagli addobbi, alle ricette tipiche, dai regali, uova e colombe, alle liturgie e processioni. “Auguri di buona e serena Pasqua”, siamo soliti dirci reciprocamente.

Ma cosa può voler significare veramente questo augurio? Cosa, in concreto, vogliamo augurare a Pasqua? E soprattutto, quale significato assumono questi auguri per noi?

Tradizionalmente associata alla colomba che porta l’ulivo nel becco, simbolo dell’alleanza tra Dio e l’uomo dopo il diluvio universale, la Pasqua assume quindi il significato di rinascita a vita nuova, di nuovi inizi, di pace tra gli uomini.

Gli auguri che siamo soliti scambiarci hanno un grande valore, spesso dimenticato, o dato per scontato, fino a scadere in frasi fatte, dette per consuetudine, tradizione o abitudine.

Perché la tradizione ci fa fare memoria del significato reale degli auguri di Pasqua, tuttavia noi siamo lontani dal mettere in pratica l’augurio che doniamo all’altro! Lo vediamo in questo tempo, segnato da cattiverie, guerre, violenze gratuite, odio smisurato: una spirale del male che sembra inghiottirci. Siamo molto lontani dalla tanto desiderata pace. La invochiamo a gran voce, senza forse pensare che la pace chiama in causa tutti noi, non solo politici o capi di Stato e di governo. La pace non è solo bandiere da sventolare o slogan da declinare aspettando che il mondo cambi. La pace siamo noi e più che un augurio o una frase fatta, si coniuga concretamente attraverso gesti, azioni, sguardi, posture del cuore, da assumere nei nostri legami, nelle relazioni, nei contesti in cui viviamo, nelle città che abitiamo.

“La pace è nelle nostre mani” è la frase che i bambini di Volere Volare hanno attaccato sul quadretto realizzato per portare a casa gli auguri di Pasqua: non un concetto astratto, ma una responsabilità quotidiana che si costruisce attraverso piccoli gesti, comportamenti rispettosi e scelte consapevoli. Un impegno collettivo che parte dal cuore e con l’empatia e la gentilezza chiede alle nostre mani di mettere mattone su mattone per costruire ponti anziché muri.

Le mani dei piccoli sono state protagoniste del pomeriggio dedicato a cucinare i dolci delle feste insieme alle loro mamme. Porte spalancate del cantiere per accogliere e fare spazio a colori e sapori differenti: un miscuglio di ingredienti lavorati dalle mani di tutti. Dolci arabi come il makroud tunisino con datteri e cous cous e il Richbond al cocco marocchino che si preparano per la festa dell’Eid al Fitr a conclusione del mese sacro del Ramadan, insieme ai dolci pasquali della tradizione siciliana, le cassatine di ricotta e le “palummedde”, colombine di pasta che portano al centro un uovo sodo, simbolo della rinascita. Festeggiare insieme si può e diventa occasione per moltiplicare la festa: perché non ne esiste una sola, ma diverse. Accoglierle reciprocamente diventa un modo per costruire la pace. Il messaggio che vogliamo dare ai piccoli, ma anche a noi grandi, è che lo stare insieme come fratelli è già un modo per costruire la pace. Cucinare insieme i dolci delle feste diventa occasione per scambiarsi abbracci, incrociare sguardi che hanno bisogno di sostegno, dare un bacio o dire che ci siamo, conoscersi meglio.

Gli auguri di Pasqua siamo noi allora, quando nella piccola stanza del cantiere, siamo capaci di raccontare una pace concreta, che ha tanti sapori, non uno solo perché il migliore. Gli auguri di Pasqua siamo noi quando le nostre mani tendono verso quelle dell’altro: lo straniero, il vicino di casa, la famiglia che fatica a mostrarsi perché segnata da ferite, il bambino che resta solo perché ha una storia diversa dalla nostra. Per tutti la Pasqua deve essere opportunità di rinascita a vita nuova, di pace interiore: noi possiamo diventare quella opportunità. Perché se rinasco io, posso far rinascere il fratello, la classe, la scuola, il quartiere, la città.

Le manine dei bambini intente a intagliare le colombine sulla pasta ricordano un lavoro artigianale, fatto a mano, con le mani, unico e irripetibile, che richiede tempo e impegno: la pace è un lavoro di costruzione su misura. Non c’è una ricetta uguale per tutti, ma va tessuta adeguandola ai luoghi in cui viviamo e alle relazioni che abbiamo. Gli auguri di Pasqua non sono una frase fatta, di circostanza, ma ci chiedono una responsabilità che è quella di essere protagonisti operosi di rinascite attraverso mani che sanno costruire ponti, aprire porte, accogliere, accarezzare, perdonare. Buona Pasqua dalla famiglia allargata di Volere Volare.

di Carmeluccia Lorefice

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