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La caduta delle porte

da Redazione
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Pubblichiamo, a qualche giorno dal Venerdì Santo, un articolo – testimonianza della nostra professoressa Sara Piazzese, che ci racconta con originale e puntigliosa dovizia, e con l’aggiunta di ricordi personali, l’usanza della “caduta delle porte”, momento culmine e fortemente atteso del Venerdì Santo nunziataro.

L’origine della “Caduta delle Porte” sicuramente risale agli inizi della processione del SS. Cristo con la Croce, purtroppo, finora , nessun documento si è trovato in archivio per capire quando iniziò questa usanza, per decisione di chi e perché. Di certo, si sa che è una secolare tradizione. Mio nonno, Piazzese Carmelo, classe 1819 e mio padre, Piazzese Antonino, classe 1874, dicevano, sempre che la “Caduta delle Porte” avveniva una volta all’anno, il Venerdì Santo alle ore 11, ma non è stato sempre così. In un programma del 1959, rinvenuto , alcuni anni fa, nella scrivania di mio padre, assieme alla sua vecchia tessera della confraternita, si legge  che la “Caduta delle Porte” non è avvenuta sempre di mattina, ma anche di pomeriggio alle ore 16.30. Non ho notizie, però, in che anno tale funzione sia stata praticata di pomeriggio e quando è terminata, perché ora questa funzione è ritornata di mattina. Quel programma del 1959 che ho fatto incorniciare e appendere nelle logge, assieme ad altri documenti, riporta anche la funzione dei “Trepini”, di mattina alle ore 10, anziché di sera, come era sempre avvenuto.

Conosco, però, il significato della “Caduta delle Porte”, fornitami dal mio figlioccio Salvatore Cocciro, tramandate a lui dal padre Nino Cocciro e dal vecchio nunziataru Don Turiddu Cocciro. Le porte cadevano una volta all’anno; per il Giovedì Santo, quelle del Cristo alla Colonna, e per il Venerdì Santo quelle del Cristo con la Croce, per significare che i due Simulacri appartenevano al popolo. C’era, cioè, un’apertura al popolo.

C’è da dire anche che, per tutto l’anno, le due statue venivano coperte da una tenda, mentre una volta all’anno venivano chiuse dalle porte. Queste porte, per quanto riguarda quelle del Cristo alla Colonna, venivano alzate il Mercoledì Santo, mentre quelle del  Cristo con la Croce, venivano alzate il Giovedì Santo, dopo l’incontro al Corso Garibaldi della Madonna della Santissima Annunziata con il Cristo alla Colonna. Queste porte, venivano alzate, precisamente proprio quando il Cristo alla Colonna aveva percorso la via Vittorio Emanuele e si immetteva “na vanedda re urdunari” e venivano alzate da Don Turiddu Cocciro,  “ro mastru Ninu”, ma quello più adatto sia a farle  cadere, che ad alzarle,  era Don Gasparuzzu Monaca, il papà dei fratelli Monaca, maestri artigiani degli infissi.

Le porte, però, sia quelle del Cristo alla Colonna che quelle del Cristo con la Croce, sono tagliate a metà, perché, quando vengono fatte cadere, non c’è tutta la profondità per contenerle. Le porte del Santissimo Cristo con la Croce vengono fatte funzionare attraverso un meccanismo, appositamente fatto e creato da Antonino Fidelio, e regolate da delle guide. Sono inserite in due binari; quando le porte vengono alzate, una leva le blocca, quando vengono abbassate la leva viene tolta, ed è quello che succede, quando il sacerdote, il Venerdì Santo alle 11.00,  dà l’ultimo tocco di chiave alle porte.

Per quanto riguarda la discesa della statua del SS. Cristo, questa prima viene portata al livello dell’altare, poi, man mano, viene fatta uscire dalla nicchia e quindi ,  portata al centro della Basilica. Anticamente, però, c’era una grande vite di legno che regolava il tutto, questa vite veniva chiamata “u vituni” che, quando si avvitava, il Cristo cominciava ad alzarsi e quando si svitava, il Cristo cominciava a scendere. Si diceva: “Susi u vituni”, “Cala u vituni”.

Nel 2000, però, anno del Giubileo, le porte del Santissimo Cristo con la Croce, presidente dell’Arciconfraternita Gaetano Fidelio, sono state rifatte e decorate da Salvatore Giuca. Infatti, se si guardano, attentamente, sotto, al centro, c’è lo stemma del Giubileo del 2000, a significare che sono state fatte proprio in quell’anno.

A questo punto, mi sembra proprio opportuno svelare alla comunità, una notizia veramente eccezionale, che dovrebbe essere annotata nell’archivio parrocchiale. Si tratta di un avvenimento di estrema importanza che, ne ho avuto anche la certezza, nemmeno i “confrati” più vecchi, conoscono, o meglio ricordano. Devo pubblicamente e necessariamente confessare che sono, purtroppo, l’unica responsabile dell’interruzione di una secolare tradizione.

Mi raccontava, infatti, mio padre che sia lui che mio nonno, aspettavano con ansia la “Caduta delle Porte” perché, così, dopo un anno di attesa, potevano assaporare la gioia di vedere, finalmente, il dolce volto del loro Cristo con la Croce. Per secoli, quindi, il nostro SS. Cristo è apparso ai fedeli una volta l’anno, il Venerdì Santo con la “Caduta delle Porte” e, indi, con la processione. Ora, appare per battesimi, matrimoni, funerali, anniversari e ricorrenze varie, insomma “ogni scrusciu ri carrettu è buonu”. Perdonate, questa mia infelice espressione. Per i “nunziatari”, e, naturalmente, anche per me, è emozionante veder apparire il Cristo con la Croce, ma mettetevi un attimo nei miei panni. Poiché come ho confessato, sono l’unica responsabile dell’interruzione di questa secolare tradizione, ne soffro un po’. Io che ho trascorso la mia vita in una famiglia per secoli “nunziatara” ed attaccata alle tradizioni, io che da piccolina, ogni tanto, partecipavo alla riunione dei “confrati”, seduta sulle ginocchia del mio vecchio papà (io che sono, quindi, nunziatara doc, come sono stata definita da qualcuno), difficilmente giustifico tutto questo. Comunque veniamo ai fatti.

Il 3 luglio del 1967, all’improvviso, con i “Promessi Sposi”  in mano, viene a mancare mio padre, classe 1874, all’età di 93 anni. Il mio dolore è immenso, mi viene a mancare questa veneranda ed adorabile persona, oltre al conforto ed al dialogo, specie quando tornavo dalla scuola. Con lui si conversava di qualsiasi argomento, era una persona istruita, tanto da permettersi, senza il mio aiuto, fino all’età di 93 anni, una continua corrispondenza epistolare con sua Eccellenza , il Presidente della Corte d’Appello di Torino, sol perché aveva letto, in un giornale del 1952, che , il dottor Piazzese Antonino, quindi suo omonimo, era stato promosso da segretario della Corte d’ Appello di Torino a Presidente. Cosi invia un telegramma di auguri ed inizia questa ”corrispondenza di amorosi sensi” e scambi di regali.

Comunque  giorno 4 luglio, di pomeriggio alle ore 16.00, del 1967, mio padre in corteo, viene portato in chiesa per il funerale. Da premettere, che, ogni anno, per il Venerdì Santo, egli era solito assistere alla “Caduta delle Porte”, ad eccezione degli ultimi anni. E, cosi, il Venerdì pomeriggio, quando c’era la processione, si metteva all’angolo tra via Garibaldi e via XXIV Maggio, per vedere passare il suo SS. Cristo con la Crocee, sistematicamente, con un sospiro diceva: “Chissà se ci campu l’annu prossimu e puozzu aviri a gioia ri rivirirlu nautra vota!!!”.

Questa frase, quel pomeriggio in chiesa, mi martellava e così, improvvisamente, prima della messa, senza interpellare la mia famiglia, chiamo subito Sciavè il sagrestano e mandò a dire a padre Curto di far  “aprire il SS. Cristo con la Croce”.

Sciavè farfuglia qualcosa, comunque va a portare l’ambasciata. Quando ritorna mi dice  che non era possibile , che non si era fatto mai e pertanto si doveva rispettare la tradizione. Io grido come una “ossessa” ( naturalmente ora me ne vergogno, ma , in quel momenti, la mia ragione non era al suo posto) e nuovamente rimando Sciavè da padre Curto, purtroppo, anche la seconda volta senza esito.

Incalzo ancora e, al terzo tentativo, trema la chiesa. All’improvviso si accendono tutte le luci dell’altare del SS. Cristo con la Croce (mi sta venendo la pelle d’oca e mi sto commuovendo) ed il SS. Cristo appare in tutta la sua bellezza, accompagnato da una ovazione di meraviglia oh…. oh… oh…. che dall’altare maggiore, attraversa tutta la chiesa gremita di gente. Non credo ai miei occhi e piango a dirotto. La gente si commuove, balza all’in piedi, applaudendo; alcuni confrati piangono. Così, finalmente, inizia la messa. Erano le 16.30 del 4 luglio 1967.

Devo dire che godettero di questo privilegio tutti i confrati morti in seguito ma non le loro mogli, almeno fino al 13 aprile del 1971 anno in cui è morta mia madre, moglie di un confrate. Io naturalmente quel giorno non mi sono permessa di fare il bis, per me era più che scontato che ne usufruissero solo  i confrati.

Ora non sento rabbia, ma mi viene una certa tristezza, perché sono stata l’artefice dell’interruzione di una tradizione secolare e non potevo prevedere che sarebbe andata a finire così “Ca si rapi u Patri a Cruci pi nu scrusciu ri carrettu”.

Comunque è come se mi fossi tolta un peso nel confessare la mia responsabilità, e mi sento, soprattutto più tranquilla perché così la comunità è stata messa  al corrente dell’anno, mese, giorno ed ora dell’interruzione di una secolare tradizione: 04 luglio 1967, ore 16.30.

di Sara Piazzese

In foto: Caduta delle porte – Venerdì Santo 2019

 

14 commenti

Salvatore Donato BRUNO 13 Aprile 2022 - 11:44

Continua su questa strada di condivisione di pezzi di storia e di emozioni personali.
Grazie

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Giovanni Fronte 13 Aprile 2022 - 12:45

È un vero peccato non sapere come e quando è nato il rito della caduta delle porte, magari non è stata data importanza dai nostri avi in merito…
Per quanto riguarda la sua “confessione” io la ringrazio perché il Cristo con la croce fa parte ormai del popolo ispicese ed è giusto che i suoi devoti lo possano vedere più di una volta…l’attesa per il suo giorno invece è rimasto immutato e tale resterà sempre…

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Patrizia goracci 14 Aprile 2022 - 05:56

Ricordi e tradizioni si intrecciano ancora nel racconto della nostra amica professoressa Sara piazzese, questa volta il ricordo è arricchito da un evento personale veramente tenero: l’amore di una figlia per il proprio padre, così grande da cambiare una regola antica. La forza dell’amore!

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Cristina Scucces 14 Aprile 2022 - 10:56

Carissima Sara,come al solito,la tua scrittura semplice,fluida e nello stesso tempo accattivante,rapisce la mente di chi legge,rendendolo quasi protagonista della storia narrata. Brava brava brava.

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Giovanni cafiso 14 Aprile 2022 - 11:58

Ho letto profondamente il tuo annuncio,mi fece tanto commuovere portandomi davanti a me i ricordi su di tuo papà e mamma come pure altri ricordano con pieno rispetto ancora oggi fanno passaparola condividere gli emozioni che fin oggi tu stai raccontare, Sarina sei una brava professoressa ; tu sei ammirata da tanti per discutere ciò che che nasce dal tuo buon cuore per poter trasmettere con chi ti vogliamo bene.

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Stefania Bracchitta 15 Aprile 2022 - 17:08

L’unica cosa che ci unisce al passato sono proprio i ricordi, il lavoro di scrittura delle sue esperienze vissute anni addietro fanno sì che le tradizioni non vengano mai dimenticate. Un abbraccio grande cara Sig.ra Sara .

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Giovanni cafiso 15 Aprile 2022 - 20:03

Ho letto profondamente il ti annuncio mi fece tanto commuovere portandomi davanti a mei ricordi su di tuo papà e mamma come pure altri ricordano con pieno rispetto ancora oggi fanno passaparola condividere gli emozioni che fin oggi tu stai a ricordare

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rosariapiazfz36m 23 Aprile 2022 - 17:36

Grazie carissimi per i vostri affettuoso e importanti commenti al mio articolo

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Angela Castellano 19 Maggio 2022 - 23:05

Professoressa Piazzese,mi sono commossa leggendo il suo racconto, una confessione piena di amore e devozione.Sempre piacevole leggerla.Un caro abbraccio

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Francesca Portogallo 30 Aprile 2022 - 22:05

Carissima professoressa Piazzese, anche se in ritardo rispetto alla pubblicazione del suo bellissimo articolo sulla “Caduta delle Porte”, volevo anch’io lasciarle un mio piccolo commento. Complimenti intanto per la cronologia dettagliata dei fatti e grazie per aver voluto condividere ed esternare sentimenti, stati d’animo e momenti di vita privata. Immaginavo, attraverso le sue parole, la scena quando sulle ginocchia del suo amato papà partecipava alla riunione dei “confrati”; già da piccola custode di “storia e tradizione”. Quando parliamo di storia parliamo anche di cultura in quanto chi fa cultura è una figura storica collocata nello spazio e nel tempo nel senso che ne rispecchia la grandezza e i limiti. Lei, carissima professoressa, rispecchia tale figura: è memoria storica della Santissima Annunziata, quasi un patrimonio da conservare e tramandare alle generazioni future. Spesso nella storia, cultura e fede si sono incontrate e scontrate generando capolavori, tanto di arte quanto di pensiero e di umanità. Bellissimo e toccante il suo disperato appello per l’apertura del SS. Cristo che porta la croce quel 4 luglio 1967, quasi l’ultimo gesto d’amore per il suo caro papà che sicuramente si è conquistato il Paradiso durante la sua vita terrena. Un abbraccio e grazie per le belle emozioni💙🤗

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rosariapiazfz36m 5 Maggio 2022 - 11:04

Francesca carissima,commentò a dir poco eccezionale che mi ha ha dato particolari emozioni.Grazie,specciu

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Giacomo Betta Via F.lli Cervi 7 Lentini 16 Maggio 2022 - 22:41

Carissima Prof.ssa Piazzese Sara. Commento, in ritardo, l’articolo sulla Sua pubblicazione della “Caduta delle Porte”.
Degna di lode e di infiniti complimenti. il Suo racconto ha saputo esternare con dovizia di dettagliati fatti e momenti di vita sconosciuti non solo a me e , forse, al popolo intero ispicese.
Grazie per le sapienti emozioni esternate in grado di toccare profondamente il cuore.

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rosariapiazfz36m 18 Maggio 2022 - 21:55

Grazie Giacomo per aver apprezzato il mio articolo Il tuo commento mi ha tanto gratificato

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rosariapiazfz36m 1 Giugno 2022 - 11:51

Angela grazie per il tuo affettuoso commento.Ricambio l’ abbraccio.

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