Home Tra terra e cielo Pacem in Terris…e nel cuore! – Seconda parte

Pacem in Terris…e nel cuore! – Seconda parte

da Giovanni Fronte
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In occasione del primo articolo giravano già voci su una grave guerra tra la Russia e l’Ucraina, la quale si è poi concretizzata nella notte tra il 23 e 24 febbraio, con conseguente violazione dei diritti umani e civili: ora come ora, più che mai è importante continuare a riflettere sul messaggio della Pacem in Terris di Papa Giovanni XXIII.

Nel precedente articolo abbiamo affrontato i primi due capitoli dell’enciclica Pacem in Terris emanata da San Giovanni XXIII l’11 Aprile 1963 dove abbiamo visto come esista un ordine bellissimo negli esseri umani ma che chiede di rispettarne dei diritti ed esercitare i doveri, inteso non in senso servile ma come un obbligo morale per cercare di creare un universo dove regni la Pace. Questa è la base.

Gli esseri umani sono, quindi, chiamati a rapportarsi con le autorità (definita come una forza morale che deriva da Dio) che hanno il compito di amministrare il loro triplice potere (amministrativo, legislativo e giudiziario) equamente diviso tra loro e chiamato ad attuare il Bene comune.

Gli esseri umani, nel rapportarsi con le autorità danno luogo alla nascita delle comunità politiche:

le comunità politiche, le une rispetto alle altre, sono soggetti di diritti e di doveri; per cui anche i loro rapporti vanno regolati nella verità, nella giustizia, nella solidarietà operante, nella libertà. La stessa legge morale, che regola i rapporti fra i singoli esseri umani, regola pure i rapporti tra le rispettive comunità politiche. (Pacem in Terris, v. 47)

Spieghiamo innanzitutto cosa si intende per comunità politica: essa è il luogo dove è consentito all’uomo sperimentare il giudizio e l’azione che, realizzati insieme ad altri uomini, riconoscono al singolo la propria autorealizzazione nel bene comune e nel riconoscimento della verità.

Il rapporto va regolato innanzitutto nella verità: essa esige che venga eliminata ogni traccia di razzismo e che valga il principio che tutte le comunità politiche sono uguali allo stesso modo per dignità di natura e che non venga lesa la reputazione di un popolo dovuto ad una cattiva informazione:

 Non ci sono esseri umani superiori per natura ed esseri umani inferiori per natura; ma tutti gli esseri umani sono uguali per dignità naturale. Di conseguenza non ci sono neppure comunità politiche superiori per natura e comunità politiche inferiori per natura: tutte le comunità politiche sono uguali per dignità naturale, essendo esse dei corpi le cui membra sono gli stessi esseri umani. Né va quindi dimenticato che i popoli, a ragione, sono sensibilissimi in materia di dignità e di onore.

Inoltre la verità esige che nelle molteplici iniziative rese possibili dai progressi moderni nei mezzi espressivi — iniziative attraverso le quali si diffonde la mutua conoscenza fra i popoli — ci si ispiri a serena obiettività: il che non esclude che sia legittima nei popoli una preferenza di far conoscere gli aspetti positivi della loro vita. Vanno però respinti i metodi di informazione con i quali, venendo meno alla verità, si lede ingiustamente la riputazione di questo o di quel popolo (Pacem in Terris, v. 50)

I rapporti tra le varie comunità vanno regolate tramite giustizia il che comporta, oltre al riconoscimento dei diritti anche l’adempimento dei rispettivi doveri e di evitare azioni che costituiscono una violazione di quei diritti.

Diceva S. Agostino: “Abbandonata la giustizia, a che si riducono i regni, se non a grandi latrocini?”

Certo, anche tra le comunità politiche possono sorgere e di fatto sorgono contrasti di interessi; però i contrasti vanno superati e le rispettive controversie risolte, non con il ricorso alla forza, con la frode o con l’inganno, ma, come si addice agli esseri umani, con la reciproca comprensione, attraverso valutazioni serenamente obiettive e l’equa composizione. (Pacem in Terris, v. 51)

Non sempre però si riesce a far coincidere i confini geografici con quelli etnici: ecco che allora si dà luogo alla nascita del fenomeno delle minoranze.

Va affermato nel modo più esplicito che una azione diretta a comprimere e a soffocare il flusso vitale delle minoranze è grave violazione della giustizia; e tanto più lo è quando viene svolta per farle scomparire.

Risponde invece ad un’esigenza di giustizia che i poteri pubblici portino il loro contributo nel promuovere lo sviluppo umano delle minoranze, con misure efficaci a favore della loro lingua, della loro cultura, del loro costume, delle loro risorse ed iniziative economiche (Pacem in Terris, v. 52)

I rapporti tra le comunità politiche vanno vivificate dalla solidarietà operante attraverso le innumerevoli forme di collaborazione economica, sociale, politica, culturale, sanitaria, sportiva. ecc. facilitando la circolazione di beni, di capitali e di uomini. A questo proposito l’enciclica ritiene opportuno osservare che, ogniqualvolta è possibile, pare che debba essere il capitale a cercare il lavoro e non viceversa.

Un argomento che risulta attuale oggi come allora è quello dei profughi politici: fenomeno che ha assunto proporzioni ampie e che sta a significare come esistono ancora dei regimi politici che non assicurano alle persone adeguati diritti inerenti alla persona umana, tra cui il potersi inserire in una comunità politica dove si ritiene di potersi creare un avvenire.

…Esso (il fenomeno dei profughi politici, ndr) sta purtroppo a indicare come vi sono regimi politici che non assicurano alle singole persone una sufficiente sfera di libertà, entro cui al loro spirito sia consentito respirare con ritmo umano; anzi in quei regimi è messa in discussione o addirittura misconosciuta la legittimità della stessa esistenza di quella sfera. Ciò, non v’è dubbio, rappresenta una radicale inversione nell’ordine della convivenza, giacché la ragione di essere dei poteri pubblici è quella di attuare il bene comune, di cui elemento fondamentale è riconoscere quella sfera di libertà e assicurarne l’immunità. (Pacem in Terris, v. 57)

È altrettanto doloroso, prosegue l’enciclica, il ricorso, da parte delle comunità economicamente più sviluppate, ad armamenti giganteschi: esse sono giustificate che la pace è possibile solo in questo modo causando negli esseri umani l’esistenza sotto l’incubo di un uragano che si può scatenare in qualsiasi istante.

Per cui giustizia, saggezza ed umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti; si mettano al bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci. “Non si deve permettere — proclama Pio XII — che la sciagura di una guerra mondiale con le sue rovine economiche e sociali e le sue aberrazioni e perturbamenti morali si rovesci per la terza volta sull’umanità” (Pacem in Terris, v. 60)

Occorre però un disarmo integrale: la vera pace si può costruire solo nella vicendevole fiducia. 

I rapporti tra le Comunità politiche, infine, vanno regolati nella libertà: questo comporta che nessuna di esse può esercitare un’azione oppressiva sulle altre ma devono proporsi di contribuire affinché in ognuna sia sviluppato il senso di responsabilità e lo spirito di iniziativa.

Questo capitolo riguardante i rapporti tra comunità politiche assume un’importanza rilevante ancora oggi, alla luce degli eventi che stiamo vivendo, ma adesso cerchiamo di vederlo in un contesto più ampio, all’interno della comunità mondiale.

I recenti progressi delle scienze e delle tecniche incidono profondamente sugli esseri umani, sollecitandoli a collaborare tra loro e orientandoli verso una convivenza unitaria a raggio mondiale… Nessuna Comunità politica oggi è in grado di perseguire i suoi interessi e di svilupparsi chiudendosi in sé stessa… (Pacem in Terris, v. 68)

L’enciclica adesso si rivolge a tutta la comunità mondiale: i progressi della scienza e della tecnica tendono sempre più a una maggiore convivenza mondiale: non ci si può chiudere in se stessi, siamo tutti interessati a quello che succede nel mondo perché il progresso tecnico e scientifico ci riguarda e ci tocca tutti e indistintamente: non può, una comunità politica inserita in un contesto mondiale, dire: “io basto a me stesso con le mie risorse” oppure “prima vengo io e poi, se c’è spazio, tutti gli altri”. Siamo tutti una cosa sola e lo scopo è sempre quello: il bene comune universale.

Il bene comune universale pone ora problemi a dimensioni mondiali che non possono essere adeguatamente affrontati e risolti che ad opera di Poteri pubblici…che siano in grado di operare in modo efficiente a livello mondiale. Lo stesso ordine morale quindi domanda che tali Poteri vengano istituiti…di comune accordo e non imposti con la forza… (Pacem in Terris, n. 71-72)

Di conseguenza…

Come i rapporti tra individui, famiglie, corpi intermedi e i Poteri pubblici delle rispettive Comunità politiche vanno regolati secondo il principio della sussidiarietà, così alla luce dello steso principio vanno anche regolati i rapporti fra i pubblici Poteri delle singole Comunità politiche e i Poteri pubblici della Comunità mondiale. (Pacem in Terris, n. 74)

Il documento, quindi, consiglia di regolare i rapporti tra gli esseri umani e le comunità politiche mondiali attraverso il principio della sussidiarietà, principio molto caro a Giovanni XXIII.  

Esso è il principio regolatore (che nel 1992 è diventato un principio cardine della Unione Europea con il Trattato di Maastricht) secondo cui un se un ente inferiore è capace di svolgere bene il proprio compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma eventualmente sostenerne l’azione: ad esempio una comunità politica (come lo Stato o l’Unione Europea, ad esempio) dovrebbe offrire sostegno economico, istituzionale e legislativo agli enti inferiori come le famiglie e le associazioni ma deve astenersi dall’intervenire in determinati settori per non ostacolare chi potrebbe soddisfare un determinato bisogno meglio dello stato stesso, dato che si suppone che certi centri di aggregazione conoscano certe realtà meglio degli amministratori pubblici di alto livello.

Si conclude così il lungo percorso tracciato dalla Pacem in Terris per il raggiungimento del bene supremo, la Pace sulla Terra, secondo l’ordine costituito da Dio, da cui deriva ogni autorità umana e ria.

Nell’enciclica ad ogni capitolo ricorrevano i “segni dei tempi”: non ho voluto menzionarli perché essi si riferivano agli anni ’60 ma volevo cercare (mi perdoni San Giovanni XXIII) di farlo in riferimento all’attualità di oggi, 2022, anche se con le mie scarse conoscenze in merito rispetto al pontefice…

Come segni dei tempi si può dire che in 60 anni circa dalla promulgazione della Pacem in Terris l’essere umano e le comunità politiche hanno compiuto notevoli passi in avanti per arrivare all’ordine morale costituito da Dio ma c’è ancora molto da fare: oggi, ad esempio, le donne hanno più voce in capitolo nella vita pubblica rispetto agli anni ’60, ma ci sono ancora molti paesi dove essa viene discriminata.

Abbiamo assistito alla demolizione del Muro di Berlino nel Novembre del 1989, muro che stava a significare la divisione tra i popoli, non solo in Germania ma anche nel Mondo… ma abbiamo assistito anche agli attentati alle Torri Gemelle di New York.

Gli Stati cercano di aiutare i più deboli, con tutte le difficoltà e le burocrazie del caso e in molti di questi stati vi è la libertà di culto, cosa che ancora in molte città e paesi del mondo ancora non esiste…dire di credere in Cristo in certi paesi si può rischiare ancora il carcere a vita nel migliore dei casi.

Ma soprattutto la vita degli esseri umani continua a non essere rispettata nella sua pienezza: mi riferisco ai vari attentati di mafia, ai genocidi fino ad arrivare a quelli che Papa Francesco ha definito i lager dei migranti in Libia e alla guerra Russia – Ucraina scoppiata proprio in giornata odierna.

La Pace, infine, non è solo assenza di guerre, ma è tutto un insieme di ciò che in due articoli si è cercato di spiegare: attuando ognuno di noi tutte queste cose, nel nostro piccolo, si può arrivare anche ai più potenti sulla terra.

Alla luce di quanto successo da oggi in Ucraina, quindi, e raccogliendo l’invito di Papa Francesco di pregare per la pace il 2 Marzo 2022, mercoledì delle ceneri, voglio concludere con queste frasi del finali del documento giovanneo e l’augurio di Papa Giovanni come uno sprono alla continua ricerca della Pace:

Le linee dottrinali tracciate nel presente documento scaturiscono o sono suggerite da esigenze insite nella stessa natura umana, e rientrano, per lo più, nella sfera del diritto naturale…Non si dovrà però mai confondere l’errore con l’errante, anche quando si tratta di errore o di conoscenza inadeguata della verità in campo morale religioso. L’errante è sempre ed anzitutto un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità. (Pacem in Terris, vv. 82-83)

Non confondere mai l’errore con l’errante: ecco la base di ogni nostra azione e dell’enciclica sulla Pace. Essa si può tranquillamente riassumere in queste frasi: regolando i rapporti tra di noi, nelle nostre comunità, negli stati, nel mondo condannando l’errore ma “assolvendo” l’errante…quello da condannare è l’errore, non colui che lo commette: sull’esempio di Cristo che condannava l’errore ma non l’errante, rispettando l’essere umano in qualsiasi sua forma, anche se questi doveva essere un brigante o un assassino.

Come vicario (Papa Giovanni XXIII, ndr) — benché tanto umile ed indegno — di colui che il profetico annuncio chiama il Principe della pace, (Cf. Is 9,6) abbiamo il dovere di spendere tutte le nostre energie per il rafforzamento di questo bene. Ma la pace rimane solo suono di parole, se non è fondata su quell’ordine che il presente documento ha tracciato con fiduciosa speranza: ordine fondato sulla verità, costruito secondo giustizia, vivificato e integrato dalla carità e posto in atto nella libertà.

È questa un’impresa tanto nobile ed alta che le forze umane, anche se animate da ogni lodevole buona volontà, non possono da sole portare ad effetto. Affinché l’umana società sia uno specchio il più fedele possibile del regno di Dio, è necessario l’aiuto dall’alto. …”Poiché egli è la nostra pace, egli che delle due ne ha fatta una sola… E venne ad evangelizzare la pace a voi, che eravate lontani, e la pace ai vicini” (Ef 3,14-17).

Raggiungere la Pace fondata su quell’ordine costituito da Dio. Ecco il traguardo: è un’impresa che l’uomo con le sue sole forze non può portare a compimento, riconosce il pontefice, ma pregando Dio, datore di ogni bene, per la Pace, tutto questo è possibile e noi, soprattutto in questo momento storico, dobbiamo farlo con tutto il nostro cuore e con tutto il nostro essere.

(nell’immagine: l’invasione in Ucraina il 24 Febbraio 2022)

1 commento

rosariapiazfz36m 4 Marzo 2022 - 19:33

Giovanni carissimo, complimenti, articolo bellissimo e,soprattutto esaustivo.Vero caro, tutto gli esseri umani sono uguali per dignità naturale,non ci sono esseri superiori ed esseri inferiori,di conseguenza tutte le comunità politiche sono uguali per dignità naturale .I rapporti vanno regolati tramite giustizia e vivificati dalla solidarietà. Bellissima la massima di S.Agostino.!!!Accogliamo il consiglio del Pontefice di pregare Dio per la pace.

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