Testimonianza di Silvia Amore
Mi chiamo Silvia Pisana Amore e il 25 settembre 2024 ho perso mio figlio Antonio.
Tutto è iniziato con un semplice dolore ai denti, nel dicembre del 2023. Nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare il calvario che stavamo per vivere. Dopo l’estrazione del dente del giudizio, il dolore non diminuiva. Così sono iniziati gli accertamenti: TAC, risonanza e altri esami.
Il 24 gennaio è arrivata la diagnosi: tumore osseo alla mandibola sinistra. Antonio è partito per Verona insieme a sua moglie, dove è stato subito operato. L’intervento è durato quindici ore. Da quel momento è iniziata una preghiera incessante. Gruppi di preghiera, suore di clausura, amici: in tanti hanno pregato per lui. Io stessa, durante la notte, mi alzavo per pregare Gesù e la Vergine Maria, alla quale sono devota da quando, il 24 luglio 1987, sono stata a Medjugorje.
Durante la malattia di mio figlio, la preghiera è stata la mia unica forza. Chiedevo con insistenza la sua guarigione e trovavo conforto nelle parole di Gesù nel Vangelo: “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto. Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, ve la concederà”. Credevo fermamente in queste parole, certa che Gesù mi avrebbe concesso questa grazia. Antonio è rimasto a Verona per un mese e mezzo. Ha sofferto tanto. Tornato a Modica, ha iniziato la chemioterapia e la radioterapia. Tutta la famiglia viveva nella speranza che potesse vincere la malattia. E lui ha affrontato tutto senza mai lamentarsi. Anzi, la preghiera condivisa era diventata la nostra forza.
A luglio sembrava essersi un po’ ripreso. Ma ad agosto sono tornati i dolori, questa volta alle ossa. Aveva capito che il male si era esteso. Ricoverato in ospedale, è iniziata la sua agonia — e la nostra. Antonio non aveva paura della morte. Temeva solo di lasciare sua moglie e sua figlia. Io continuavo a dirgli che Gesù non mi avrebbe delusa. Ma un giorno lui mi disse:“Se Dio ha deciso che devo morire, tu non puoi lottare con Lui. Devi accettare la sua volontà”. Il 25 settembre 2024, alle nove del mattino, mio figlio ci ha lasciati.
Ringrazio la Vergine Maria perché Antonio non si è reso conto che stava morendo: i medici gli avevano somministrato dei calmanti che lo hanno accompagnato dolcemente. Ha avuto il tempo di salutarci, poi si è addormentato per sempre. È stato allora che è iniziata la mia vera conversione.
All’inizio ero profondamente amareggiata con Gesù. Non capivo perché non avesse esaudito le mie preghiere, nonostante la fede, i digiuni e le penitenze. Il mio cuore era spezzato e non riuscivo ad abbandonarmi a Lui. Mi chiedevo cosa avessi sbagliato, perché la guarigione non fosse arrivata. Continuavo comunque ad andare in chiesa: delusa, ma non arrabbiata.
Per consolarmi, pensavo: se Dio non ha risparmiato alla Madonna il dolore per la morte di suo Figlio, chi ero io per pretendere di essere esaudita? Poi, un giorno, durante un’omelia, un sacerdote ha spiegato proprio quelle parole del Vangelo che tanto avevo invocato: “Chiedete e vi sarà dato”. Ha chiarito che non si riferiscono ai miracoli o alle guarigioni materiali, che spesso chiediamo, ma al dono più grande: lo Spirito Santo. È lì che ho compreso.
Il Signore aveva già risposto alla mia preghiera, ma in un modo diverso: donando a mio figlio — e anche a me — la grazia di accettare la sua volontà. Antonio era pronto per incontrare Dio. Sono certa che ha iniziato il suo cammino verso di Lui e che un giorno ci ritroveremo. Credo che la Vergine Maria lo abbia preso per mano per condurlo a suo Figlio.
Oggi posso lodare e ringraziare Dio. Mi ha fatto comprendere quanto è grande il suo amore: i figli ci sono donati perché possiamo custodirli, ma non ci appartengono. Un giorno tornano alla loro vera casa, perché appartengono a Dio. Nel dolore non è nata la disperazione. Ho capito che la morte non è la fine, ma l’inizio della vera vita.
Silvia Amore
