Home Annunziando Don Bosco, maestro di cattolicesimo sociale.

Don Bosco, maestro di cattolicesimo sociale.

da Nicole Caruso
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31 gennaio 1998, memoria liturgica di S. Giovanni Bosco, Papa Giovanni Paolo II dichiarò il Santo salesiano <<Padre e Maestro della gioventù>>,con questa definizione il Papa portava ad esempio la sua pedagogia, sintetizzabile nel “sistema preventivo”, che si basa su tre pilastri: religione, ragione e amorevolezza con cui il Santo salesiano si proponeva di formare buoni cristiani e onesti cittadini. Al tempo stesso il fondatore dei Salesiani è stato anche una figura esemplare di Prete per la forza della sua presenza nella vita pubblica, dimostrando che la voce della Chiesa è forte anche in ambito sociale e, in senso alto, politico (“La politica è la forma più alta di carità”, diceva Paolo VI) quando è credibile la testimonianza personale di chi si fa portavoce di chi non ha voce.    

Il carisma di Don Bosco nasce come riposta nella metà del XIX secolo alle precarie condizioni di vita, sia materiali sia morali delle classi popolari della Torino del tempo di Don Bosco , a cui rivolge la sua prima attenzione attraverso l’attuazione della sua innovativa pedagogia.

Essa si traduceva in una maggiore attenzione alla gioventù ed alla sua formazione facendo sì che il suolascito spirituale e sociale si traducesse nell’opera non solo dei suoi oratori, ma anche nei suoi istituti per l’apprendistato e l’avviamento professionale delle nuove generazioni. Intere categorie hanno infatti tratto alimento dal suo genio pedagogico e hanno edificato il proprio futuro grazie alle istituzioni da lui create al fine di:  “Formare onesti cittadini e buoni cristiani”.

“Uno dei capolavori della sua pedagogia fu San Domenico Savio- osserva il settimanale dei Paolini-Don Bosco, uno dei santi più amati invita, è anche oggi uno dei più invocati e popolari per le grazie che si ottengono incessantemente per sua intercessione”.

Su un libricino anonimo del 1872 dal titolo <<D. Giovanni Bosco. Cenni biografici>>, edito a Torino si legge che: «Il nome di D. Bosco rappresenta alla mente non solo l’idea della venerazione, della santità, della beneficenza, dell’operosità, della provvidenza, ma ancora quanto possa una ferma volontà operare, malgrado infiniti ostacoli, e peripezie, quando guidata da santo scopo, e dal bene del prossimo, fermamente il voglia».

Si riassume in queste parole la sua caparbietà nell’operare guidato dalla fede incrollabile nella santitànella promozione sociale e santità per i figli del popolo e nel continuare a farlo ancora oggi tramite l’operato della sua Congregazione sparsa in tutto il mondo.

«Il nome di D. Bosco rappresenta alla mente non solo l’idea della venerazione, della santità, della beneficenza, dell’operosità, della provvidenza, ma ancora quanto possa una ferma volontà operare, malgrado infiniti ostacoli, e peripezie, quando guidata da santo scopo, e dal bene del prossimo, fermamente il voglia».

Erano i tempi in cui il cattolicesimo europeo sentiva l’urgenza di un’azione caritativa organizzata e sistematica, a vantaggio della fermentazione cristiana della società e delle masse popolari e giovanili, da soccorrere e formare. Il movimento cattolico fece di don Bosco e dalla sua opera educativa un modello e una bandiera.

Infatti in cinquant’anni di operato instancabile Don Bosco, andato a Torino, senza nessun mezzo di aiuto se non la sua sola fede incrollabile nella santità del suo scopo, ha fondato 130 pii istituti di educazione ed ha raccolto più di 150 mila giovanetti, partendo dalla consapevolezza sempre più concreta che è l’unico mezzo per salvare la povera gioventù era di educarla, istruirla nella religione e quindi di cristianizzare la società.

«La missione di Don Bosco fu totalmente sociale caratterizzata da un temperamento fatto di concretezza, praticità adeguato alle esigenze della vita sociale «la sua dunque fu una spiritualità fatta di impulsi ordinati all’azione e di incitamenti diretti alla concreta effettuazione del Regno di Cristo», «per la gloria di Dio»: «Don Bosco era un contemplativo operante» come scrive A. Portaluppi nel suo saggio La Spiritualità del Beato D. Bosco sulla rivisa “La Scuola Cattolica”.

In lui, giunge a dire Pierre Cras su La Vie Spirituelle nel 1938, «la vita interiore è tutta centrata sulla vita esteriore e, si potrebbe addirittura dire, rafforzata dalla vita esteriore. Proprio i gesti di questa vita, i più svariati e semplici, ma compiuti con la perfezione della carità, sono altrettanti gesti di adorazione, che costituiscono l’essenziale di ciò che si potrebbe definire la liturgia degli uomini d’azione» 

Questo anelito perfettivo era un tratto caratteristico della pedagogia di don Bosco, rimarcato fin dagli inizi dell’Oratorio, come aveva fatto notare già nel 1849 il teologo Lorenzo Gastaldi sul Conciliatore Torinese: «La sua parola ha una virtù prodigiosa sul cuore di quelle anime ancor tenere, per ammaestrarle, correggerle, piegarle al bene, educarle alla virtù, innamorarle anche della perfezione»

Sono infatti i caratteri spirituali i tratti salienti “della fisionomia di quest’uomo straordinario”: “architetto mistico e grandioso”, come scrive Albert Du Boys (1883). Soprattutto si celebra la sua condotta “semplice e perfetta, che consiste nell’abbandonarsi, senza riserve né restrizioni, alla Divina Provvidenza, a non cercare altro appoggio e forza che nella maternità della Santa Vergine” (Charles d’Espiney). Ci si entusiasma di fronte alle “guarigioni numerose”, alle “grazie segnalate” ottenute per intercessione di Maria Ausiliatrice; alla sua preveggenza. L’aneddotico e il meraviglioso, lo straordinario e il “soprannaturale” sono aspetti cari al cattolicesimo di fine Ottocento, che vede in don Bosco e in altri uomini eccezionali, motivi di incoraggiamento in tempi difficili per la Chiesa.

Nel 1934 lo stesso Papa Pio XI lo canonizza nel giorno di Pasqua, a seguito di due guarigioni miracolose documentate che hanno determinato il processo di canonizzazione, ma memore lui stesso della sua esperienza da giovane sacerdote quando nel 1883 era stato lui stesso ospite a Valdocco da Don Bosco rimanendone profondamente colpito tanto da ripetere più di 50 anni dopo  che l’ Attivismo di Don Bosco era stupefacente e di costante immersione in Dio, dalla quale riceveva luce ed efficacia pastorale. Era la potenza spirituale di questa sua complessa figura che aveva affascinato infatti il ventiseienne don Achille Ratti (futuro Papa Pio XI)  e continuava a stupirlo a distanza di cinquant’anni, per la singolare coesistenza dei due poli, alimentati e unificati entrambi dalla carità. Non poteva fare a meno di ripeterlo, ad ogni occasione:

«Un ardore incessante, divorante di azione apostolica, di azione missionaria, veramente missionaria, anche fra le pareti di un’umile camera; missionaria tra le folle di bambini, di ragazzini, di adolescenti che continuamente lo circondavano; spirito di ardore, di azione; e, con questo ardore, uno spirito mirabile, veramente, di raccoglimento, di tranquillità, di calma, che non era la sola calma del silenzio, ma quella che accompagnava sempre un vero spirito di unione con Dio, così da lasciare intravedere una continua attenzione a qualche cosa che la sua anima vedeva, con la quale il suo cuore si intratteneva: la presenza di Dio, l’unione a Dio. Proprio così. E con tutto ciò uno spirito eroico di mortificazione e di vera e propria penitenza […], quella sua vita continuamente prodigata al bene altrui, sempre dimentica di ogni propria utilità, di ogni anche più scarso riposo; una vita di penitenza, non soltanto mortificata, ma di vera penitenza, a forza di essere apostolica».

Ai piedi di una fotografia, che ritrae il Santo seduto a un tavolo, con la penna in mano, don Bosco ha scritto di proprio pugno: «Al pensier di Dio presente fa’ che il labbro, il cuor, la mente di virtù seguan la via o gran vergine Maria! Sac. Gio Bosco».  

In queste sue parole si esprime perfettamente la sintesi dell’unione inscindibile di contemplazione e di azione che ha caratterizza la sua figura spirituale e il suo insegnamento: a partire dall’inizio dell’esperienza salesiana, dal sogno dei 9 anni, fino alla celebrazione eucaristica del 16 maggio 1887 nella Basilica del Sacro Cuore a Roma in cui tutto venne compreso, don Bosco riuscì a riunire sotto il manto della Vergine e lo sguardo paterno del Buon Pastore sia gli agnellini che gli apparenti lupi che il Dio stesso gli aveva affidato. E ciò fu possibile grazie all’accoglienza incondizionata dell’altro, chiunque esso fosse: povero, abbandonato, pericolante, ma comunque custode di un punto accessibile al bene penetrabile solo da uno sguardo educativo attento e da un amore intelligente

La santità di don Bosco viene delineata in riferimento all’azione quotidiana, al metodo formativo, nella stretta relazione con i giovani, di cui egli sapeva plasmare i cuori “con la leva potente della Religione e dell’amore”.

Nella fede incrollabile in Maria Ausiliatrice e nella Divina Provvidenza si riassume il messaggio sempre più moderno di Don Bosco secondo la celebre citazione attribuita a Sant’Agostino, spesso parafrasata come “laddove non arriva l’uomo, arriva Dio”, che trova il suo fondamento nel concetto agostiniano della ricerca interiore: «Percorri l’uomo e troverai Dio». Dio colma le mancanze e l’inquietudine del cuore umano, essendo presente nell’anima di ogni persona come fonte di verità e di pace. 

1 commento

Peppe Minardo 28 Gennaio 2026 - 09:48

Complimenti

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