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I Salesiani ad Ispica e all’Annunziata: l’eco di una presenza

da Redazione
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In occasione dei festeggiamenti di San Giovanni Bosco 2021 nella nostra comunità, abbiamo voluto coinvolgere i nostri ragazzi della catechesi di Prima Media proponendo loro un’intervista ad una nostra affezionatissima parrocchiana, la Sig.ra Franca Padova, allieva di Don Bosco, alla scuola dei Salesiani presenti alla SS. Annunziata dal 1945 al 1951. L’entusiasmo contagioso e la frizzante vitalità sembrano essere tutt’oggi presenti nelle iniziative che nello spirito del Santo dei giovani continuano a svolgersi.

Ragazzi: Abbiamo più volte ascoltato dai nostri nonni che la presenza dei Salesiani ad Ispica fu una vera e propria fortuna per i giovani. Come vissero i giovani in quegli anni?

Sig.ra Padova: I giovani, cominciando dai più piccoli erano seguiti, curati. Non c’era tv non c’era niente, ma venivano curati con niente, con l’amore, con la musica, con i canti, con i giochi, con l’oratorio e anche con la mensa. Soprattutto erano seguiti ed assistiti i poveri, si andava dove oggi c’è la sede dell’Arciconfraternita, lì nelle logge c’era la cucina e si preparava da mangiare. Tutte le domeniche andavamo a messa alle 9.30 tutti sistemati, e c’era una colonna di maschietti e una di femminucce; le navate erano piene di bambini. Andavamo sempre perchè eravamo stimolati dalla recita del pomeriggio e appena finiva la messa c’era il catechismo e ogni catechista si prendeva i propri bambini e faceva loro il catechismo. I sacerdoti erano sempre in chiesa, sempre a disposizione di tutti; la chiesa non rimaneva mai senza sacerdote pronto a confessarti quando volevi. Di pomeriggio l’oratorio e la drammatizzazione erano curati dal sig. Cipriano, un coadiutore salesiano che dava l’anima per noi, di una disponibilità immensa, ci faceva regalini sempre, e noi col bigliettino che ci dava alla messa potevamo partecipare alla recita dove cantavamo canti allegri. Inoltre il sig. Cipriano faceva preparare a noi stessi i regalini. Per noi questa era un’attrazione importante, infatti con don Vittorio Curto poi abbiamo continuati queste tradizioni. La messa del fanciullo della domenica era cosi impostata: i bambini non lasciavano la catechista, ci si radunava nel salone e poi tutti in fila uscivamo e ci mettevano nelle sedie, non c’erano banchi allora, la catechista stava vicino a noi e ci ammoniva a fare silenzio e a partecipare alla messa. Arrivava prima di noi e andava via dopo di tutti.

Ragazzi: Come i Salesiani vi parlavano e presentavano San Giovanni Bosco, il loro padre?

Sig.ra Padova: Non ricordo bene. La statua di Don Bosco è arrivata ad Ispica dopo i Salesiani. Prima si faceva la novena e dopo la processione con la statua di Don Bosco. Per noi quella statua era come un sacerdote e le volevamo molto bene. Quando è arrivata ad Ispica lo vedevamo come un’ immagine meravigliosa. I Salesiani ci parlavano con la vita stessa, facevano quello che faceva Don Bosco. C’era don Sutera che era come Dio Padre che ci accoglieva allegramente e con i canti. Poi c’era don Tomaselli: tutte le periferie erano sue, visitate fino a tarda notte portando pagnotte e pane e tutto quello che riceveva (pane, carne, pasta) dalle persone lo distribuiva ai bisognosi. Per don Tomaselli la preghiera era importante, preferiva la catechesi quella più semplice, che per noi piccoli era più facile da capire, ci insegnava come comportarci. Poi ci siamo consacrati al cuore Immacolato di Maria, la Madonna Pellegrina della Scala. Tutte le famiglie hanno avuto il privilegio di avere la Madonna in casa e la sua benedizione.

Ragazzi: Quale rapporto intrattenevano i Salesiani con le famiglie dei ragazzi?

Sig.ra Padova: Tra i Salesiani colui che aveva più rapporto con le famiglie era don Tommaselli, girava continuamente per le case, ma anche gli altri visitavano le famiglie. E in questo anche Padre Curto li ha imitati, ogni primo venerdì del mese andava per la confessione, visitava gli ammalati. Aveva un grandissimo e bellissimo rapporto con le famiglie, se chiedete ancora si ricordano. I Salesiani sono rimasti sempre nel nostro cuore, anche se sono stati trattati male, non dalle famiglie povere, ma dalle “grandi” famiglie sono stati trattati male e privati di tutti a tal punto da portarli ad andare via da Ispica.

Ragazzi: Perchè vennero così trattati male?

Sig.ra Padova: Non lo so esattamente. So, però, che il Barone aveva cominciato a fare tante promesse, tutte promesse che poi non furono mantenute. Infatti aveva promesso a tutti un grande appezzamento di terreno all’uscita del paese, dove c’era “u purticatu russu” in Via delle Regioni per farvi costruire l’istituto dei salesiani e l’oratorio. Ciò non avvenne, i salesiani non vollero sottomettersi al barone e così pian piano andarono via tutti e non si parlò più di loro. Tra i Salesiani c’era Don Sutera che aveva una paternità enorme, c’era sempre per tutti. Ricordo inoltre che i Salesiani non vollero più celebrare la messa a casa del barone. in poche parole non vollero sottomettersi al potere dell’epoca.

Ragazzi: A livello cittadino, politico, i Salesiani avevano dato un’impronta?

Sig.ra Padova: Non penso, non si impegnavano nella politica. A quei tempi i sacerdoti di occupavano di curare le coscienze, la spiritualità dei fedeli. Non erano tanto considerati nella politica. Hanno cominciato con Padre Curto a interessarsi di politica perché lui ha iniziato a ricevere delle persone importanti, politici per raccogliere voti. Era importante la politica perché grazie a questa si poteva aiutare la gente. C’erano tante quartieri sena acqua, senza fognatura e se non si avevano appoggi di persone importanti non si potavano realizzare, era una sorta di scambio di favori. Infatti la Via Fratelli Bandiera e la Via delle Regioni erano ancora senza acqua e senza fognatura, così incominciò la politica e ci invogliavano a votare la Democrazia Cristiana. Inoltre, molti politici andavano a chiedere a lui consiglio per cui la sacrestia era sempre piena di gente. Ma i salesiani non ricordo facessero politica.

Ragazzi: I Salesiani curavano la Liturgia?

Sig.ra Padova: Nella liturgia erano magnifici; per quello che c’era a quei tempi; regolarmente la messa e la predica. Ogni anno si organizzavano gli esercizi spirituali con Don Tomaselli ma anche con Don Sutera, si alternavano. L’anno liturgico si svolgeva con la massima attenzione e la chiesa, nonostante avesse le sedie rotte e ci inginocchiavamo a terra, era sempre piena. Questo era dovuto alla presenza dei salesiani.

Ragazzi: Quindi stavano riuscendo anche ad orientare il sentire e la devozione?

Sig.ra Padova: Si si. C’era tanta devozione: al Sacro cuore di Gesù, alla Madonna, a Don Bosco e alla Madonna della Medaglia Miracolosa. Era una devozione ammirata.

Ragazzi: Che culto e devozione c’era verso San Giuseppe?

Sig.ra Padova: A San Giuseppe c’era la Novena di San Giuseppe e dell’Addolorata.
I paramenti dell’Addolorata sono quelli che si trovano a S.Antonio: era un manto finemente ricamato.
In quella giornata, in onore a S. Giuseppe e all’Addolorata, si recitava un antico Rosario accompagnato da canti che io ricordo ancora oggi.

Ragazzi: Come si svolgeva la festa di S. Giuseppe?

Sig.ra Padova: si faceva una processione fino al Carmine, lì si prendevano tre persone: un uomo, una donna e un bambino. Erano poveri, non erano altolocate. Li portavamo in processione e arrivati a San Giuseppe trovavano un bel piatto di pasta asciutta con due uova dentro e mangiavano tutti insieme sulpalco con tavola imbandita: raffiguravano l’immagine della Sacra Famiglia: S. Giuseppe, la Madonna e il Bambino Gesù. E poi c’era la cena dei dolcini e cose preparate dalle donne del quartiere. L’attuale S. Giuseppe inizialmente si trovava all’Annunziata. Quella stessa nicchia oggi ospita la statua di S. Vito. Quando fu comprato il locale per costruire la nuova chiesa di S. Giuseppe, P. Curto avevo espresso l’intenzione di voler comprare un pezzo di terreno in più per costruire l’oratorio, purtroppo, la sua richiesta non fu accolta.

Ragazzi: Quale festività era molto sentita da voi ragazzi?

Sig.ra Padova: Molto bella e sentita era la festa del “Corpus Domini”. Era usanza dire: “Ora esce in processione il Signore della Patria”. Tutti eravamo impegnati in queste processioni, c’era un forte sentimento di spiritualità.
Noi tutti vestiti eleganti con fiori e brillantini andavamo in processione; nei quartieri preparavamo anche delle cappelle dove si soffermava il Signore. In ogni cappella veniva data la benedizione. Oggi, invece, la festa del “corpus domini” esce dalla Chiesa Madre molto bella, con pochi fedeli durante la processione. Invece, ai tempi nostri, il Signore uscendo da varie parrocchie invitava molti fedeli a seguirlo emanando un forte richiamo di spiritualità. Nel quartiere c’era la porta di San Giuseppe che non veniva mai chiusa allora io con i bambini pensavamo a tenerla pulita.
Un anno solo noi bambini abbiamo organizzato il Rosario Mariano con preghiere e canti, lo avevamo fatto a modo nostro come noi bambini lo sapevamo fare. I miei fratelli si occupavano delle campane, salivano sul campanaro e le suonavano. La cosa bella era che tutti eravamo partecipi, ognuno con il proprio compito.

Ragazzi: Quindi, quando i Salesiani sono andati via questa bellissima realtà si è persa?

Sig.ra Padova: Tutte queste realtà iniziarono un pochino a perdersi anche perché padre Curto, che venne dopo i Salesiani, era solo, non era aiutato da nessuno, anche collaborato male, quindi vi lascio immaginare come faceva ad occuparsi di tutte queste persone. Però il catechismo è rimasto, la messa del fanciullo è rimasta, il banco alimentare è rimasto, e sono rimaste tante altre cose, che poi noi abbiamo rinnovato, pian piano. Quando Padre Curto è arrivato in chiesa c’erano solo alcune sedie rotte e malconce e i banchi malandati. Aveva da fare non con i confrati normali come quelli di oggi , ma quelli accaniti che neppure ve lo immaginate quello che potevano combinare per il Venerdì Santo. Infatti quando padre Curto ha provato a fare alcune modifiche per le feste lo hanno più volte minacciato. Padre Curto un anno decise di fare alcune modifiche, ma non è stato aiutato ne dal vescovo, ne da nessun altro, come gli ho detto altre volte la chiesa era un “bordellino” durante quelle feste. Ora invece avete trovato un pò di pietà e tranquillità nel Venerdì Santo per l’adorazione della Croce. Ma prima queste cose non si potevano neppure immaginare perchè c’era solo un gran un movimento di gente, di parlare, di fare, di dire, ora invece è tutto un altro discorso. Per portarlo a questo punto c’è voluto il sangue versato, anche di Padre Curto, per portare la festa vissuta nel raccoglimento e nella preghiera. Il Parroco Curto aveva provato di nuovo a far venire ad Ispica i Salesiani ma l’allora Ispettore regionale rispose di non avere padri Salesiani da inviare ad Ispica scottato dalla triste esperienza precedentemente vissuta.

Ragazzi: Ma quando i Salesiani andarono via si notò un cambiamento nei giovani della Parrocchia e del paese?

Sig.ra Padova: Si perchè i giovani e adulti che frequentavano la casa dei Salesiani, hanno cominciato ad allontanarsi. È rimasta solo l’Azione Cattolica; donne di azione cattolica; l’ACR, messa dei fanciulli, catechismo. Abbiamo cercato di fare delle proiezioni di filmati sui sacramenti, sulla messa, filmati sul carnevale, concorsi sulla mascherina più bella. Tutto questo anche al di fuori della singola ora di catechismo; la domenica pomeriggio ad esempio incontravamo i bambini e facevamo vedere questi filmati o diapositive. Facevamo tutto quello che riuscivamo o di cui eravamo capaci di fare. La spiegazione dei sacramenti e della messa avveniva tramite le immagini. Ma non riuscivamo mai ad eguagliare il lavoro efficace e innovativo per i tempi dei Padri Salesiani. Loro lo facevano per vocazione e con una marcia in più. Con loro vivevamo lo spirito di Don Bosco.

I Ragazzi di Prima Media della Catechesi

1 commento

Nicole Caruso 5 Febbraio 2021 - 14:26

❤ da bambini con la ACR continuavamo molte di queste traduzioni 💙

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