Home Tra terra e cielo 21 Marzo: Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia

21 Marzo: Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia

da Redazione
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Lunedì 21 marzo si celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Tutti noi sappiamo quante persone abbiano dedicato e continuino a dedicare la propria vita in questa missione, nella piena consapevolezza di rischiare ogni giorno la vita proprie ed anche quella di propri cari, fino al giorno in cui, purtroppo, accade che rimangano davvero vittime della ferocia e della barbarie di chi intende portare avanti i propri disegni criminosi e non tollera interferenze. Volutamente lascio l’elenco dei nomi di tutte le vittime delle mafie alle celebrazioni ufficiali, del resto sono certo che ognuno di noi, sol che si fermi un attimo a pensare, ricorderà a mente almeno i più noti fra magistrati, funzionari ed agenti delle Forze dell’Ordine, politici, giornalisti, sacerdoti, comuni cittadini.

Desidero, piuttosto, incentrare questa breve riflessione sul senso di questa ricorrenza e, nel far questo, non posso non partire dalla data. Non è un caso che la scelta sia caduta sul 21 marzo, primo giorno di primavera, stagione della fioritura e del risveglio della natura dal letargo invernale, idea che volentieri associamo ad un altro risveglio: quello della coscienza individuale e civica, ossia quella che è propria di un cittadino in quanto parte di una società.

Fare Memoria non è un semplice ricordare il passato, a partire dalla conoscenza del passato per far propri gli avvenimenti, imprimerli nella propria memoria e provare empatia con quanto accaduto, perché si possa arrivare, di conseguenza, a cambiare sé stessi come singoli e come collettività e desiderare, così, insieme di cambiare il presente. Che senso ha far memoria se non per rinnovare i sentimenti di sdegno e rifiuto di ciascun cittadino e della comunità civile nel suo insieme nei confronti della violenza e dell’illegalità di cui le mafie, tutte le mafie, sono l’espressione più emblematica e sfrontata? Se si trattasse, infatti, solo di ricordare dei morti, basterebbe il 2 novembre! Se tutto si riduce ad un rituale di nomenclature con pose di ghirlande e pomposi discorsi ufficiali rimarrebbe una celebrazione fine a se stessa, anche alquanto noiosa, se dobbiamo essere sinceri, una sterile e vuota ricorrenza che non produrrebbe nessuna emozione, nessuna risonanza nelle coscienze individuali ed in quella collettiva.

Per questo, per non farci dimenticare il senso più autentico di questa giornata, alla parola “memoria” si aggiunge un “impegno”: così Fare Memoria diventa un atto civile, nel senso che contiene in sé la bellezza della civiltà e la bellezza delle responsabilità, una responsabilità che ci prendiamo, appunto, nel presente ed anche per il futuro, in special modo coinvolgendo le generazioni più giovani, ossia gli alunni delle scuole, laddove i valori si imparano anche raccontando i fatti dolorosi che sono avvenuti in un tempo più o meno recente o remoto, le storie di persone che hanno creduto in quei valori e che per essi hanno accettato di rischiare e perdere la vita. Le coscienze, così, si formano alimentando, con la conoscenza, anche l’empatia verso i protagonisti di quelle storie, di quei fatti dolorosi che li hanno visti vittime innocenti di odio e ferocia. E tanto più i protagonisti sono ingiustamente odiati, perseguitati ed uccisi, tanto più conoscendoli si è portati ad amarli, a fare il tifo per loro e per la lotta che portano avanti nella società civile e, per converso, a prendere le distanze da coloro che li hanno barbaramente trucidati. Così, si è disposti anche a modificare il proprio modo di pensare e di agire per non somigliare in alcun modo ai violenti e, soprattutto, per far sì che i “nostri” non siano morti invano, che ci abbiano lasciato qualcosa in cui credere e da opporre a certa controcultura che, sempre più frequentemente, ci propone falsi eroi e modelli di comportamento che dovrebbero, invece, essere oggetto di comune rifiuto e aborriti.

La memoria acquista, allora, senso attuale, proprio se ed in quanto rinnova, insieme al ricordo, la sincera e profonda volontà comune di debellare il fenomeno o, meglio, la piaga sociale delle mafie, in tutte le loro declinazioni e ramificazioni, da sud a nord, dalle periferie sociali ed economiche ai palazzi e centri del potere, dalle strade e dalle piazze alle coscienze, abitudini e comportamenti più o meno diffusi dei singoli: l’impegno della collettività rimane lettera morta se non è il risultato dell’impegno serio e convinto di ciascuno degli individui che la compongono, del senso civico e della responsabilità che ci si assume verso i ragazzi ed i fanciulli, offrendo loro, insieme alla cultura, alla conoscenza ed alla memoria, anche il concreto esempio.

di Gianfranco Bognandi

1 commento

rosariapiazfz36m 21 Marzo 2022 - 19:07

La memoria acquista senso se rinnova la volontà di debellare la piaga sociale delle mafie da Sud a Nord,dalle periferie ai palazzi del potere.Complimenti,bravissimo

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