Home Strada facendo… Alla scuola dell’Amore. Il Giovedì Santo e la lavanda dei piedi

Alla scuola dell’Amore. Il Giovedì Santo e la lavanda dei piedi

da Redazione
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Lo scorso giovedì santo i bambini che fra qualche mese faranno la prima comunione hanno vissuto un momento molto emozionante.

Durante la messa in “coena domini”, cioè “cena del Signore”, nella quale si ricorda l’ultima cena che Gesù tenne insieme ai suoi apostoli, prima dell’arresto e della condanna a morte, i bambini hanno impersonato i dodici apostoli e si sono sottoposti alla lavanda dei piedi.

Il vangelo di Giovanni, al capitolo 13 racconta l’episodio della lavanda dei piedi dicendo: “così mentre il diavolo aveva già messo nel cuore di Giuda Iscariota, il proposito di tradirlo, Gesù si alzò da tavola, si mise a lavare i piedi degli apostoli, asciugandoli con l’asciugatoio di cui si era cinto“.

La lavanda dei piedi è un’antica usanza dell’ospitalità nel mondo antico, un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito e così via.  E proprio per questa valenza di servilismo quest’atto che Gesù compie verso i suoi discepoli diventa una delle più grandi lezioni che Gesù ci impartisce, lui il Dio fatto uomo si fa servo, donandosi completamente e come spesso accade con questo gesto insegna loro che seguirlo significa percorrere la via della generosità totale nel donandosi completamente all’altro.

E cosi come per i discepoli ecco che il nostro Parroco, durante la messa, subito dopo l’omelia, si è cinto i fianchi con un asciugamano e ripetendo i gesti che aveva compiuto Gesù ha lavato i piedini dei nostri piccoli bambini ad esempio: che il servizio è quello che rende noi cristiani veramente “cristiani”.

I bambini tutti allineati e trepidanti nell’attesa si sono molto emozionati e anche noi catechiste. Ogni bambino che arrivava in chiesa, aveva un’emozione diversa che traspariva dallo sguardo.

Sensazioni, gioie, paure riempivano i cuori di tutti, si respirava, un’aria d’amore tutti lì per ricordare un momento importante, quello del dono attraverso un gesto istituto duemila anni fa ma che si riattualizza ogni volta che ci doniamo all’altro.

Ogni bambino nel suo essere ha donato qualcosa, lo hanno fatto così, semplicemente, senza nessuno sforzo, senza chiedere nulla in cambio, esattamente come chiede Lui: “seguirlo sulla via della generosità totale”.

E così con questa generosità di cuore, che hanno accolto il Don mentre si inchinava ai loro piedi, gli occhi brillavano, i cuori palpitavano, la mente si svuotava, e le emozioni prendevano il sopravvento.

Tutto questo mi ha fatto capire che era quello il posto in cui volevo essere, insieme a loro per crescere e vivere insieme nell’amore del Signore. In quei semplici gesti è stata rappresentatal’apoteosi della vita cristiana, il farsi ultimi, il mettersi al servizio del prossimo, non innalzarsi ma innalzare e il fatto di rappresentalo con dei bambini, prossimi alla comunione lo rende ancora più speciale ed importante, perché come dice nostro Signore: “lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il Regno di Dio“.

di Krizia Fronte

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