C’è un giorno dell’anno in cui la nostra comunità si ritrova sotto un’unica luce: quella dell’Immacolata. Ma per chi vive la spiritualità salesiana, l’8 dicembre porta con sé anche un’altra festa, più discreta e allo stesso tempo decisiva: il “compleanno” dell’Oratorio di Don Bosco.
La nostra parrocchia, e l’Associazione giovanile Don Bosco che da alcuni anni cammina nella scia di questo carisma, l’ha celebrato insieme, come una grande famiglia. La mattina bambini, giovani, adulti e anziani si sono ritrovati in chiesa; poi, usciti in piazza SS. Annunziata, abbiamo formato il cerchio mariano, semplice e intenso, che nella sua forma ricorda ciò che siamo chiamati a essere: un cerchio che accoglie, che custodisce e che non lascia nessuno fuori.
Perché tutto questo nasce da una storia piccola — quasi fragile — che però ha cambiato il mondo. Era l’8 dicembre 1841 quando un ragazzo sbandato, Bartolomeo Garelli, entrò in chiesa e venne sgridato e picchiato perché non sapeva servire la Messa. Un giovane prete, Giovanni Bosco, intervenne in un modo che ancora oggi sembra incredibile: «Perché lo percuoti? Lui è mio amico!».
Da quell’incontro nacque qualcosa che nessuno avrebbe saputo immaginare. Don Bosco scoprì che Bartolomeo non sapeva leggere, né scrivere, né aveva un mestiere. Ma quando gli chiese: «Sai fischiare?», il ragazzo sorrise: «Sì, questo lo so fare!». E in quel piccolo talento, così semplice da sembrare niente, Don Bosco vide un inizio. Recitarono insieme un’Ave Maria, e da lì prese forma il primo nucleo dell’Oratorio: un luogo dove ogni giovane può trovare un punto da cui ripartire, perché «l’educazione è cosa di cuore».
Quella stessa storia, che oggi ricordiamo come un seme, è arrivata fino a noi. E ogni volta che ci ritroviamo insieme — in chiesa, in piazza, in un cerchio, in un gioco, in un gesto di cura — celebriamo la stessa intuizione: basta un piccolo sì, un piccolo talento, per aprire sentieri nuovi. E la nostra piazza conosce le grida, i talenti, le imprese del Grest estivo e di tante iniziative che nel corso dell’anno la animano. È stato così… un momento di dolcezza infinta, concluso con lo zucchero filato offerto ad ognuno.
Così, anche quest’anno, l’8 dicembre non è stato solo un anniversario, ma un invito. A guardare i giovani con lo sguardo di Don Bosco, a credere nel loro punto accessibile, a camminare insieme perché, come lui diceva, “basta che siate giovani perché io vi ami”.
E il nostro Oratorio, nato da quella fede semplice e coraggiosa, continua ancora a fischiare.
E a far crescere vita.
