Oggi, solennità dell’Immacolata Concezione di Maria, vediamo come il pensiero mariologico del vescovo di Ippona Sant’Agostino ha preparato il terreno per la definizione formale del dogma dell’Immacolata Concezione da parte di Papa Pio IX nel 1854: Agostino conosce i canoni elaborati nei primi due grandi concili ecumenici, Nicea I (325) e Costantinopoli I (381), sintetizzati nel Symbolum, il Credo niceno-costantinopolitano, invece, il vescovo africano non ha potuto vedere il concilio di Efeso (431), celebrato un anno dopo la sua morte da dove viene per la prima volta definita la Vergine Maria come la Theotókos, o Mater Dei, ovvero Madre di Dio”.
Quelli che seguono sono solo alcuni dei suoi pensieri riguardo alla Vergine Maria tratti dalle varie omelie e sermoni8 in cui viene sempre difesa la “totale santità” della Vergine Maria partendo dal parallelismo Eva – Maria:
“Per la donna eravamo caduti in rovina, Per la donna ci fu restituita la salvezza”. (S. Agostino, Sermone 289,2) (…) A ciò si aggiunge un grande mistero: poiché per mezzo d’una donna ci era venuta la morte, la vita doveva nascere a noi per mezzo d’una donna, affinché il diavolo avesse il suo supplizio nella vittoria della donna e dell’uomo, lui che gode della rovina di entrambe (De Agone Christiano, 22, 24).
Il parallelismo Eva-Maria, che oggi ascoltiamo dalla prima lettura, è ricorrente nella Mariologia di Sant’Agostino in quanto ci fa comprendere i meriti della Vergine Maria in antitesi alla prima donna, Eva…la grazia che Eva ci tolse ci è stata donata nella Vergine Maria grazie alla sua fede all’annunzio dell’angelo: essa è la base, per sant’Agostino, della sua maternità divina (la Theotókos) e prefigurazione di quella spirituale (Mater Ecclesiae):
“L’angelo annunzia, la vergine ascolta, crede e concepisce. La fede nella mente, Cristo nel ventre”. (Sermo 196, 1): essa, piena di fede e concependo Cristo prima nel cuore che nel grembo, rispose: Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me secondo la tua parola. Ossia avvenga la concezione nella vergine senza seme di uomo; nasca da Spirito Santo e da una donna integra colui per il quale integra possa rinascere da Spirito Santo la Chiesa (Sermo 215,4).
Ma è sempre nell’annunzio dell’angelo dove Agostino anticipa quello che sarà il dogma dell’immacolata concezione, definendo la Vergine Maria “la piena di grazia” le riconobbe un privilegio speciale per Maria, sostenendo che Maria fosse perfetta e innocente, senza macchia di peccato, perché era stata scelta per essere la Madre di Dio:
“Escludiamo dunque la santa Vergine Maria, nei riguardi della quale per l’onore del Signore non voglio si faccia questione alcuna di peccato”
così spiega sant’Agostino a proposito dell’assenza di peccati nella Madre di Gesù aggiungendo:
“Infatti, da che sappiamo noi, quanto più di grazia, per vincere il peccato sotto ogni aspetto, sia stato concesso alla Donna che meritò di concepire e partorire colui che certissimamente non ebbe nessun peccato?” (Sant’Agostino, De Natura et gratia, 42).
In conclusione, possiamo dire che la devozione di Sant’Agostino alla Vergine Maria, pur non fondata sui dogmi mariani successivi alla sua morte, è profondamente spirituale e centrale: basandosi sulla Scrittura, infatti, egli vede la Vergine Maria come Madre di Dio, modello della Chiesa (vergine e madre nello spirito), e segno della grazia divina, esaltando la sua purezza e umiltà attraverso la maternità verginale di Cristo, che unisce natura umana e divina e la rende prototipo della Santa Madre Chiesa.
