Nel 2026 la Chiesa celebra un Anno Giubilare straordinario indetto da Papa Leone XIV in occasione degli ottocento anni (1226-2026) dalla morte di Francesco d’Assisi. È un tempo di grazia che invita a riscoprire la sua eredità spirituale e il cuore della sua esperienza: l’incontro con la croce di Cristo.
L’inizio: la voce dal Crocifisso
Prima di diventare il “Poverello di Assisi”, Francesco era il figlio di un ricco mercante di stoffe. Giovane vivace e sognatore, coltivava ideali cavallereschi tanto da partecipare alla guerra tra Assisi e Perugia, esperienza che lo segnò profondamente: durante la prigionia e la malattia, infatti, iniziò in lui una crisi interiore: dopo anni segnati da inquietudine, entrò nella piccola chiesa di San Damiano, allora in rovina, e si fermò a pregare davanti al Crocifisso. Nelle fonti francescane si narra che mentre pregava, udì la voce del Crocifisso che gli diceva:
Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.
Inizialmente egli prese letteralmente quelle parole, impegnandosi a restaurare materialmente alcune chiese di Assisi, ma con il tempo comprese che quella richiesta era molto più profonda: con il suo esempio di vita dedita al Vangelo, segnerà un rinnovamento spirituale della Chiesa, intesa come comunità di persone.
La perfetta letizia: la Croce vissuta nel quotidiano
Dopo l’episodio con il Crocifisso di San Damiano, la Croce diventa per Francesco un cammino che matura negli anni: un esempio di questo cammino, tra i tanti, è narrato nei “Fioretti di San Francesco” al capitolo 8 dove Francesco conversa con Frate Leone:
«Frate Leone, scrivi che la perfetta letizia non è che i frati minori diano esempio di grande santità, né che convertano tutti gli infedeli alla fede di Cristo, nemmeno parlare tutte le lingue, conoscere tutte le scienze o compiere miracoli» e fa un esempio: «Se noi venissimo a Santa Maria degli Angeli bagnati per la pioggia e infreddoliti per il freddo, infangati e affamati, e bussassimo alla porta del luogo, e il portinaio venisse adirato e dicesse: “Chi siete voi?”, e noi dicessimo: “Siamo due dei vostri frati”, ed egli dicesse: “Voi non dite vero; siete due ribaldi che andate ingannando il mondo”, e non ci aprisse…» immaginando di essere respinti, insultati e lasciati fuori nella notte, conclude così: «Se noi tutte queste cose sopporteremo pazientemente e con allegrezza, pensando alle pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore, o frate Leone, scrivi che in questo è perfetta letizia.».
Per Francesco, la Croce diventa così misura e criterio della vita cristiana: pensare alle sofferenze di Cristo sulla Croce significa ricordare che Egli ha accettato l’umiliazione senza smettere di amare.
Le stimmate: il sigillo della Croce
Nel 1224, mentre si trovava in preghiera sul monte della La Verna, Francesco visse l’evento che portò a compimento il suo cammino spirituale.
Si narra infatti che, durante una delle sue quaresime in onore di San Michele Arcangelo, Francesco era immerso nella contemplazione della Passione di Cristo quando ebbe la visione di un Serafino crocifisso: dopo quella visione, nel suo corpo apparvero i segni delle ferite del Signore.
«Nelle sue mani e nei suoi piedi cominciarono ad apparire i segni dei chiodi… e il suo costato destro appariva come trafitto da una lancia.» dice Tommaso da Celano e anche San Bonaventura, nella Legenda maior, sottolinea che Francesco «portava nel corpo le sacre stimmate del Signore Gesù», segno di una conformazione totale a Cristo crocifisso.
I segni del Crocifisso ora sono impressi nella sua carne: compimento di una piena conformazione a Cristo.
Il Cantico delle Creature: la luce che attraversa la Croce
Negli ultimi anni della sua vita, Francesco è segnato dalla malattia e dalla sofferenza fisica, ma proprio in questo nasce uno dei suoi testi più luminosi: il Cantico delle Creature.
Le fonti, tra cui Tommaso da Celano e San Bonaventura, raccontano che, pur provato nel corpo, Francesco non smette di lodare Dio per il creato e le creature:
« …Altissimo, onnipotente, buon Signore tue sono le lodi, la gloria e l’onore ed ogni benedizione. A te solo, Altissimo, si confanno, e nessun uomo è degno di te. Laudato sii, o mio Signore, per tutte le creature, specialmente per messer Frate Sole, il quale porta il giorno che ci illumina ed esso è bello e raggiante con grande splendore: di te, Altissimo, porta significazione…”
Dalla voce del crocifisso di San Damiano, averne vissuto la logica nella perfetta letizia e portato i segni nel corpo, Francesco giunge a questo sguardo riconciliato sul creato e sulla vita. Persino la morte diventa “sorella” accolta come passaggio alla vita eterna.
La sera del 3 ottobre 1226, presso la Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, sentendosi avvicinare la sua ora, chiese di essere deposto nudo sulla nuda terra, segno della povertà scelta per amore, così come Cristo sulla croce. Secondo le fonti, si fece leggere il racconto della Passione e, volle ancora lodare Dio aggiungendo al Cantico la strofa dedicata a “Sora Morte corporale”. Così si spense, lasciando ai suoi frati un esempio spirituale di vita cristiana che, dopo 800 anni, è sempre più viva ed attuale che mai.
La sua voce continua a risuonare nella Chiesa, invitando ciascuno a guardare la Croce come via di amore: ed è da questa via che nasce, ancora oggi, la vera letizia.
