Tre giorni “verso l’alto”. È questo lo spirito con cui si è svolto dal 6 all’8 luglio il campo estivo organizzato dalla Parrocchia SS. Annunziata per i ragazzi di 5ª elementare. Al centro dell’esperienza la figura di Pier Giorgio Frassati, il giovane santo dell’amicizia, della montagna e della gioia. Proprio il tema dell’amicizia è stato il filo rosso che ha guidato giochi, riflessioni e momenti di preghiera. Oltre ai bambini, hanno animato il campo gli educatori, gli animatori e il parroco don Manlio, sempre presente per condividere momenti di gioco e di confronto. A rendere tutto possibile anche l’aiuto prezioso di alcuni genitori che si sono occupati della preparazione dei pasti, trasformando ogni pranzo e merenda in un momento di condivisione. Pier Giorgio ci insegna che la vera amicizia non ti tira giù, ma ti porta ‘verso l’alto’. Essere amici vuol dire fare squadra, aiutarsi, e non lasciare mai nessuno indietro, proprio come in una cordata. Le giornate si sono alternate tra giochi di squadra, laboratori creativi sul valore dell’amicizia e momenti di riflessione sulla vita di Pier Giorgio. I ragazzi hanno scoperto un santo giovane, sportivo, che amava la montagna ma soprattutto amava i suoi amici e chi era in difficoltà.Non è mancato il tempo per la preghiera: ogni giornata si è aperta e chiusa con un momento insieme, per affidare a Gesù e a Pier Giorgio le proprie amicizie, quelle vere, quelle che ti fanno crescere. Molto apprezzati anche i laboratori manuali, in cui i bambini hanno realizzato piccoli segni da portarsi a casa come ricordo del campo e dell’amicizia vissuta in questi giorni. Il campo è stato prima di tutto un’esperienza di comunità, non è “solo 3 giorni di giochi” ma è un’esperienza che segna. Uscire dalla routine di casa-scuola e vivere 3 giorni tutti insieme è una piccola “palestra di vita”.
1. Imparano l’amicizia vera, quella di Frassati. A scuola e sul telefono è facile stare con chi ci assomiglia. Al campo invece si dorme, si gioca, si litiga e ci si rialza insieme. Proprio come una cordata in montagna. I ragazzi sperimentano che l’amico vero non è quello che ti fa solo ridere, ma quello che ti aspetta se cadi, che condivide il panino, che prega con te. Pier Giorgio Frassati diventa così un esempio concreto, non un nome sul libro.
2. Sperimentano la comunità. Per 3 giorni i bambini vedono gli adulti — educatori, genitori, don Manlio, gli animatori adolescenti — lavorare fianco a fianco per loro. Capiscono che la Chiesa non è solo la Messa della domenica, ma è gente che cucina, che gioca, che ascolta. E anche loro diventano protagonisti: apparecchiano, riordinano, aiutano il più piccolo. Nasce il senso di responsabilità
3. Trovano tempo per fermarsi. Tra un gioco e una preghiera, tra un laboratorio e una chiacchierata serale, i ragazzi hanno spazio per farsi domande che di solito non hanno tempo di porsi: “Chi sono i miei amici veri?”, “Come posso aiutare a casa?”, “Dio cosa mi chiede?”. In quei silenzi brevi nascono le scelte più grandi
4. Gli animatori diventano “fratelli maggiori”. Vedere ragazzi di poco più grandi di loro impegnarsi come educatori è fondamentale. Per i bambini gli animatori sono un modello raggiungibile. Per gli adolescenti è la prima esperienza di servizio e guida. Il campo forma entrambi. Al rientro a casa i bambini non portano solo lavoretti e foto. Portano ricordi, amicizie nuove, e soprattutto quella domanda: “Che tipo di amico voglio essere?”.
Ed è lì che il seme piantato da Pier Giorgio Frassati comincia a crescere. Vedere fianco a fianco bambini, adolescenti animatori, educatori, genitori e il parroco è stato il segno più concreto di quella Chiesa “in uscita” che Frassati ha vissuto per primo.
Al termine, tra canti, foto di gruppo e la promessa di ritrovarsi, i ragazzi sono tornati con una domanda nel cuore: Che tipo di amico voglio essere? Proprio come Pier Giorgio, che a 24 anni ci ha lasciato questa risposta: un amico che serve, che ride, che prega e che porta sempre gli altri “verso l’alto”.
a cura degli educatori di V^ Elementare Acr
