Home Tra terra e cielo Relazioni al tempo del Covid: nuove e vecchie povertà

Relazioni al tempo del Covid: nuove e vecchie povertà

da Giovanni Fronte
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Nessuna processione, celebrazioni eucaristiche inizialmente chiusi al pubblico e poi con posti limitati: festività trascorse con i propri familiari conviventi e se vai a trovare qualcuno lo fai con la mascherina per proteggere chi ti sta vicino, distanziati l’uno dall’altro senza la possibilità di stringere la mano o un abbraccio con un amico o un parente: il Covid non è stato solo la causa di morte e infenzioni in tutto il mondo, ma, specialmente in Italia, ha costretto a scoprire e reinventarsi nuovi modi di relazionarsi e di instaurare rapporti interpersonali: vivere, insomma una realtà diversa, facendo riscoprire il valore del vecchio modo di relazionarsi e dei significati degli abbracci e delle amicizie e Papa Francesco, nella sua famosa omelia durante la preghiera per la fine della pandemia il 27 Marzo, lo aveva già sottolineato.

Come è iniziato questo cambiamento?

Era il periodo del cosiddetto “lockdown”, termine inglese per indicare di rimanere confinati a casa, voluto dal governo Conte come forma di tutela della salute pubblica: dalla TV cercavamo un conforto a seguito delle cattive notizie che apprendevamo ogni giorno dai TG: conforto che ci venne dato da Papa Francesco in una Piazza S. Pietro deserta e che si concentra, partendo dal brano evangelico di Marco della tempesta sedata per arrivare a parlare di tutti noi: “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”.

Confermati nella fede dal Santo Padre, ci siamo quindi ritrovati a inventarci una nuova vita restando chiusi in casa e inventandoci nuovi (o riscoprendo) modi di relazionarci e di curare i rapporti interpersonali nella vita di tutti i giorni, con la famiglia, con gli amici e nel lavoro.

Ad esempio, se prima la telefonata era per dire qualcosa tipo: “sono in strada, tra poco arrivo a casa” adesso ci si sente per sapere della salute del proprio familiare che vive o a pochi metri o a molti chilometri di distanza oppure ancora si cura di più la propria igiene e si sta più attenti alla salute di chi ti sta accanto…, si riscopre (o si incrementa) il valore delle amicizie, grazie alla tecnologia delle videochiamate di gruppo o delle semplici telefonate vocali che hanno avuto il potere di annullare le distanze…

Ma la fede? È mutato il rapporto con Dio al tempo del Covid?

No, la fede non è mutata anzi, come ci diceva il Santo Padre, ci siamo ritrovati tutti uniti nel fronteggiare questa pandemia che ha lasciato un segno nella nostra vita di comunità cristiana e ha vissuto i momenti clou della vita di Cristo nella liturgia e le adorazioni eucaristiche “in spirito e verità”, così come dice Gesù nel Vangelo di Giovanni.

In conclusione si può dire che il periodo della Pandemia, nella sua drammaticità, ci ha aiutato a riscoprire tanti valori che si erano persi…forse non ne usciremo tutti migliori da questo periodo storico, ma certamente ne usciremo più forti e determinati nell’affrontare il quotidiano.

1 commento

Maurilio Assenza 17 Gennaio 2021 - 09:30

Molto bello, sia nell’intuizione che nei contenuti! Un segno dell’agire di Dio che sempre, come diceva don Puglisi, ama tramite qualcuno … buona domenica e buon cammino, nel comune respiro della nostra Chiesa e nella compagnia delle donne e degli uomini del nostro tempo, di questo tempo “in cui la prova può indurirci o temprarci”

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